Italia
Cuore in 3d salva una bambina, il primario: «Sentivamo di farcela, ecco come abbiamo fatto» - Video
Massa: il dottor Bruno Murzi racconta il lungo lavoro per operare la bimba di 3 anni. L’idea di creare un modello 3d del suo cuoricino è del cardiologo Cantinotti
MASSA. «È difficile, ma ce la faremo. Sì, la salveremo, questa piccola». Ne era convinto Bruno Murzi, primario di cardiochirurgia pediatrica dell’Opa, prima di entrare in sala operatoria. Sul lettino una bimba di tre anni nata con sindrome eterotassica, ossia un posizionamento anormale delle varie parti del cuore: l’organo era al centro del torace, le vene tutte “mescolate” (invece che polarizzate) e di atri ne aveva solo uno (invece che due).
VIDEO Storia di un intervento straordinario - Il testo prosegue dopo le immagini
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E lui, il dottor Murzi, con la sua équipe, aveva capito come operarla grazie alla stampa 3d del suo cuoricino, riprodotto dal Cnr di Pisa identico: stessa grandezza, stesse anomalie. In un cuore così piccolo e così delicato, un margine di errore c’è sempre.
Ma a Il Tirreno il dottor Murzi racconta: «Ci speravamo nella riuscita dell’operazione perché era davvero fattibile». L’intervento è stato realizzato da un’equipe formata dal dottor Murzi e dai dottori Vitali Pak e Raffaello Giordano. Il gruppo che invece ha ricostruito le immagini ecografiche e di risonanza magnetica (che hanno permesso la stampa del modellino) era costituito dai cardiologi Massimiliano Cantinotti, Nadia Assanta e Ait-Ali. E adesso Murzi ripercorre quei momenti per rinarrare una storia di eccellenza sanitaria, una storia di vita.
Dottor Murzi, la bimba è nata con la sindrome eterotassica. Ci sono tanti casi del genere?
«No, la sindrome è piuttosto rara».
Quando le avete diagnosticato la cardiopatia?
«La diagnosi è stata fatta durante la gravidanza».
Quante probabilità c’erano di salvarla operandola subito?
«Subito l’intervento non era possibile perché il cuore era troppo piccolo».
E che aspettativa di vita avrebbe avuto senza operazione?
«Senza operazione sarebbe deceduta attorno alla seconda terza decade di vita».
Come è arrivata l’idea della stampa 3d?
«È arrivata perché con le tecniche normali non riuscivamo a farci un’idea della reale struttura del cuore. Poi un giorno, uno di noi, il dottor Cantinotti, ha avuto l’idea di provare il cuore in tre D sperando che avremmo capito meglio. E così ci abbiamo provato».
In quanto tempo è stato stampato il cuoricino?
«Una settimana»
Crede possa essere utilizzato anche per altri interventi su bimbi cardiopatici?
«Si soprattutto se l’anatomia intracavitaria è complessa»
In quanti eravate a “lavorare” sul cuore finto?
«Eravamo tutti: sulla simulazione hanno lavorato tutti i cinque chirurghi di cardiochirurgia pediatrica dell’Opa e i cinque cardiologi»
Dopo la simulazione dell’intervento eravate sicuri della riuscita?
«Più che altro ci speravamo perché ci sembrava proprio fattibile».
In cosa è consistito l’intervento?
«È consistito nel fermare il cuore e dividere i due atti in modo da separare le circolazioni polmonare e sistemica.
Lei ha operato tantissimi bambini. Cosa ha provato davanti al cuoricino di questa bimba? E come si sente nei confronti dei genitori che aspettano fuori dalla sala operatoria?
«I genitori erano informati di tutto e ci hanno sempre sostenuto nelle scelte .... Sicuramente sono felici».
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