Sicurezza
Aggredisce agente in carcere: condannato
Otto mesi al detenuto responsabile del pestaggio. Intanto il suicidio in cella diventa un caso
MASSA. Non ce la faceva più a stare i cella. E più di una volta aveva dato vita a violenti scatti d’ira: uno di questi gli ha causato ulteriori guai e un’altra condanna, ultima della serie dopo quelle che lo hanno portato a perdere la libertà. Tutta colpa dell’aggressione a un agente della polizia penitenziaria nel corso di un normale servizio. Episodio ricostruito ieri in tribunale nel corso del processo legato proprio a quanto accaduto nel braccio del carcere dove il giovane (di nazionalità marocchina) era detenuto. «Dovevamo – il racconto l’agente coinvolto – far uscire un altro detenuto dalla cella, sono stato chiamato per far uscire a sua volta quel giovane marocchino, come avviene in questi casi». Ma anzichè assecondare le richieste dell’agente, il giovane si è seduto in terra. «Il problema è che poi si è rifiutato di tornare in cella: non gli piaceva stare chiuso dentro». Da quanto emerso il giovane in passato aveva lamentato problemi psichiatrici. «In un primo momento sembrava si fosse calmato, invece mi ha aggredito spingendomi con violenza», senza peraltro provocare ferite di particolare importanza. Ma per riportarlo a più miti consigli è stato necessario «portarlo in ambulatorio» e sommiistrargli farmaci.
L’agente aggredito non ha denunciato il detenuto, il procedimento per lesioni è però partito d’ufficio. Ieri il pubblico ministero ha chiesto una condanna a 8 mesi considerata anche la recidiva, il legale del giovane ha invece sottolineato come al momento dell’episodio «non fosse nelle condizioni psichiche di recepire gli input degli agenti». Ma non è stato possibile certificare una reale incapacità di intendere e volere, al di là di un generico disagio psichico. Il giovane è stato condannato a 8 mesi.
Intanto il suicidio del trentanovenne recluso in via Pellegrini diventa un caso: oggi sarà discussa domani in Consiglio regionale la mozione del Movimento 5 Stelle sulla depenalizzazione dei reati connessi all'uso di sostanze stupefacenti. «Quanto accaduto a Massa deve farci riflettere per l'ennesima volta- segnala Gabriele Bianchi, consigliere regionale M5S vicepresidente della commissione Affari Istituzionali e bilancio, primo firmatario della mozione. «Il 33% delle persone detenute in Toscana è dentro per possesso illegale di sostanze stupefacenti. Molti sono tossicodipendenti o comunque malati, come ricorda il garante regionale dei diritti dei detenuti Franco Corleone. Tutti i paesi europei stanno riducendo il tempo di reclusione in carcere, con alternative alla pena orientate a riparazione e riconciliazione, soprattutto per reati legati all'uso di sostanze stupefacenti».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
