Attenzione
Detenuto si impicca alle sbarre
Gli agenti hanno tentato di rianimarlo. Voleva vedere i due figli ma non poteva
MASSA. Suicidio nella casa circondariale di via Pellegrini. L'altra sera un detenuto di 39 anni si è impiccato in cella. L'uomo, recluso per scontare una pena per reati legati alla tossicodipendenza, ha stretto un lenzuolo alle sbarre e poi si è lasciato cadere. A nulla sono valsi i tentativi del personale di polizia penitenziaria che, nell'occasione, praticava anche le prime manovre di pronto soccorso. Nonostante le manovre di rianimazione, il trentanovenne non si riprendeva più. Era padre di due bambini. Figli che, il tribunale dei minori, non gli aveva consentito di vedere. «Forse, è stata proprio questa la causa del suo gesto inconsulto che gli è costato la vita», spiega il Sappe, il sindacato della polizia penitenziaria.
Il detenuto era da più di un anno in via Pellegrini. Era stato arrestato dalla squadra mobile, ma era ricercato anche dalle forze dell’ordine di Lucca per un furto di merendine in una scuola. Di origini lombarde, il suo ultimo domicilio conosciuto era Livorno. Da un po’ di tempo aveva dato segni di depressione, non ce la faceva più a stare dietro le sbarre. Aveva provato per un periodo a stare ai domiciliari con il braccialetto elettronico, ma poi per un cumulo di pene era arrivato l’ordine di carcerazione. Ultimamente aveva chiesto di vedere i due figli, ma il giudice gli aveva vietato questa possibilità.
Il sindacato lancia l'allarme per il carcere apuano e per le altre case circondariali. Donato Capece, segretario generale del Sindacato autonomo polizia penitenziaria, commenta: «Questo nuovo drammatico suicidio di un detenuto in un carcere della Toscana evidenzia come i problemi sociali e umani permangono, nei penitenziari, lasciando isolato il personale di polizia penitenziaria (che purtroppo non ha potuto impedire il grave evento) a gestire queste situazioni di emergenza. Gli istituti penitenziari hanno l'obbligo di preservare la salute e la sicurezza dei detenuti, e l'Italia è certamente all'avanguardia per quanto concerne la normativa finalizzata a prevenire questi gravi eventi critici».
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