Sicurezza
Illeciti alle cave, droni per controllare
Proposta di “Carrara Bene Comune”: estratti 18 milioni di tonnellate e molte più scaglie di quanto consentito
CARRARA. Alle cave servono più controlli per garantire maggiore sicurezza a chi ci lavora, per dare seguito alle norme ambientali e tutelare gli equilibri idrogeologici della montagna, ma anche perché se le attività estrattive rispettano la legge allora il municipio riesce a incassare un gettito consono.
Per farlo si può ricorrere alle nuove tecnologie, utilizzando i droni per sorvolare i bacini marmiferi o creare nuovi posti di lavoro, inviando tecnici appositamente formati a controllare “camion per camion” quello che viene asportato dalle nostre montagne.
E questo perché i dati sull’attività estrattiva forniti dalla stessa amministrazione parlano chiaro e ci dicono che il quadro non è quello (rassicurante) descritto dagli esponenti del municipio o dagli industriali. Lo dicono all’unisono gli esponenti della coalizione che fa capo a Claudia Bienaimè di Carrara Bene Comune e a Giuseppe Scattina, consigliere indipendente ex Rifondazione Comunista, che correranno alle amministrative del 2017 insieme alle associazioni La svolta e Fare Comunità e ai Verdi.
Non è un caso dunque che, ad un anno esatto dall’appuntamento con le urne, una delle prime uscite pubbliche della coalizione “di opposizione”, sia dedicata proprio al tema della gestione del lapideo. Acquisiti i dati ufficiali dell’amministrazione sull’attività estrattiva negli anni compresi tra il 2011 e il 2015, confrontati incassi e cifre, Bienaimè e i suoi hanno proferito il loro verdetto: le cose, così come sono, non funzionano ed è arrivato il momento che tutti prendano atto della realtà che emerge da questi numeri e che non si può più ignorare. Ma cosa sta accadendo davvero sulle nostre montagne? Per capirlo basta leggere le tabelle sull’estrazione fornite da Palazzo Civico. «In questi cinque anni sono state estratte 18 milioni di tonnellate di materiale: di queste 13,5 milioni erano scaglie, pari al 74% del totale in ottemperanza alle soglie indicate dalla legge» ha premesso Roberto Bernucci de “La Svolta” facendo notare che 18 milioni di tonnellate corrispondono a 6,5 milioni di metri cubi di materiali ovvero un volume di 200 metri per 200 metri: «È come se avessimo cancellato il Monte Sagro nella parte tra Campo Cecina e la vetta» ha spiegato Bernucci, precisando che tutto questo materiale ha fruttato alle casse del municipio circa 90 milioni di euro (di fatturato) ovvero solo 5 euro a tonnellata. Troppo poco, certo, anche se i problemi non riguardano solo le ricadute economiche ma anche - e soprattutto - il rispetto della legalità. Sempre leggendo i dati del municipio, gli esponenti della coalizione guidata da Bienaimè e Scattina hanno scoperto che nel quinquennio preso in esame, tra le 70 cave attive, almeno una trentina non hanno rispettato il rapporto tra scaglie e blocchi previsto dalle normative e che dovrebbe essere 75 a 25. Nei bacini di Carrara c’è una cava che ha estratto il 100% di scaglie, 13 con una produzione di scaglie tra il 90 e il 99%, altre 5 con un tasso che oscilla tra l’85 e il 90% e 11 con una produzione tra il 75 e l’85%: tutte fuori legge. Quaranta cave hanno rispettato il rapporto fissato dalla norma anche se di queste, quattro, non hanno estratto nemmeno una scaglia, cosa che contrasta con le più banali logiche dell’attività di escavazione perché tirare fuori blocchi "perfetti" senza avere materiale di risulta è praticamente impossibile. «Questi numeri dimostrano che servono controlli effettivi su quello che esce dalla montagna. L’amministrazione si è vantata di aver aumentato le tariffe, ma è inutile se non si va a verificare la quantità e la qualità dell’escavato» ha attaccato Giuseppe Scattina che ha proposto verifiche “camion per camion” per controllare quello che scende dal monte. Claudia Bienaimè ha rilanciato suggerendo di sorvolare i bacini marmiferi con dei droni, a tutela della sicurezza ambientale, idrogeologica e dei lavoratori. «800 mila euro delle entrate che arrivano dal contributo ambientale devono essere destinate ai controlli: le risorse dunque ci sono e vanno utilizzate» ha aggiunto Sara Vatteroni, di Carrara Bene Comune chiedendo all’amministrazione di rendere nota l’entità delle sanzioni comminate dalla Polizia Municipale durante i controlli sui mezzi adibiti al trasporto del lapideo. A margine di questa riflessione Claudia Bienaimè ha reso noto di aver ricevuto nei giorni scorso una lettera appello da parte di un carrarese che descrivendo le peripezie passate dal figlio aspirante cavatore ha denunciato una serie di illeciti a suo dire “abituali” nel mondo del lavoro nei bacini marmiferi: dal pagamento in nero degli straordinari alle richieste di denaro “cash” in cambio della garanzia del posto di lavoro, nella missiva l’uomo paragona il sistema cave a quello della criminalità organizzata, chiedendo aiuto alla consigliera e alla sua coalizione.
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