La manifestazione
«Ma almeno identificateli bene»
Franca Leverotti del Grig: non è così difficile risalire alla reale estensione...
CARRARA. Franca leverotti, referente del presidio delle Apuane del Gruppo di intervento giuridico onlus (Grig) ha scritto una lettera aperta allaAmministrazione e alla forze politiche di Carrara.
«In nome della “legalità” e della “trasparenza”, rivendicate con forza anche nei giorni scorsi, il Grig chiede all’Amministrazione e alle forze politiche di fare finalmente e definitivamente chiarezza sulle cave. Non chiediamo che si esprimano sulla qualità giuridica dei beni estimati e sulla natura pubblica delle cave, delegate ad organi più competenti in materia, ma chiediamo semplicemente che vengano attivati gli uffici al fine di definire la qualità e la dimensione dei singoli bacini estrattivi. Nell’ ultimo atto presentato e inviato alla Corte Costituzionale dal giudice Puzone, gli avvocati Menchini e Diamanti fanno riferimento ad una documentazione dettagliata in cui, per ogni punto estrattivo, si precisa la superficie e si indica la dimensione dell’eventuale bene estimato, integrata dagli atti notarili di riferimento, elemento imprescindibile quest’ultimo per confermare il passaggio di un qualsivoglia bene. Ebbene - aggiunge - negli anni i quotidiani locali hanno riportato notizie sulla innaturale “crescita” delle aree estimate, che, nate a metà Settecento, hanno trovato “codificazione” e fissità nel catasto geometrico particellare del 1823. Dunque: è a questo documento che si deve risalire per stabilire la misura esatta dei beni estimati. In punta di diritto, è evidente che i beni estimati non possono essere lievitati dopo il 1823, ma sono certamente passati di mano, per vendita, successione, ripartizioni ereditarie. Appurata l’estensione al 1823, che non può che corrispondere a questa del 2016, se interessa, si potranno ricercare le ragioni della crescita negli atti notarili, verificando i dati inseriti negli atti. Nel caso del Comune di Massa è capitato di trovare che, recentemente, sono stati aggregati ad un’area estrattiva con il consenso dell’ufficio cave (poi annullato) ben 30.000 mq che erano bene comunale e non area estrattiva. E’ capitato poi di trovare in un contratto notarile steso a Carrara la precisazione che una partita conteneva “terreni non esattamente ancora identificati ma che portando nella intestazione catastale la marca “livellari al Comune di Massa “sono da ritenersi in concessioni enfiteutica“, ma la partita successiva, pur nella stessa condizione …invece era “da ritenersi in proprietà“. E come proprietà, senza altra specificazione, era indicata nel rogito successivo. Un controllo recente ha permesso di appurare invece che si trattava in parte di beni del Comune. Singolare anche la vicenda di quella cava, la cui metà veniva venduta come bene estimato (il notaio era di Carrara), una definizione estranea alla realtà di Massa che non è sfuggita all’ufficio cave: prontamente depennata da un atto di rettifica del notaio, è purtroppo finita nella mappa del piano strutturale che attende ora una debita revisione. Vuole l’Amministrazione attivarsi e fare chiarezza almeno in merito alle dimensioni dei beni estimati? La ricerca è molto semplice ed è attendibile: basta risalire ai dati del catasto ottocentesco. Per datare il tempo dell’errore, basterà invece leggere gli atti notarili anche a partire da quelli indicati nel ricorso, conclude Franca Leverotti.
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