Il Tirreno

Divieti, il grido d’allarme dei balneari

di Chiara Sillicani
Divieti, il grido d’allarme dei balneari

Gli operatori: combattiamo da anni. Servono controlli sugli scarichi, nuove modalità di campionamento e scogliere più lunghe

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MARINA DI MASSA. Allo sfogo composto, alle urla, al grido di battaglia, preferiscono l’analisi. Preferiscono la valutazione delle cause e, eventualmente, delle responsabilità. Perché - e con notevole ritardo - l’estate è alle porte e accoglierla con un bel palo in legno conficcato tra gli scogli e un cartello che avvisa i bagnanti di non gettarsi in acqua, non è davvero il miglior biglietto da visita. Tanto meno nell’anno della Bandiera Blu (anche se il tratto premiato non raggiunge l’area interessata al divieto di balneazione), tanto meno in concomitanza con uno dei ponti più attesi dagli operatori turistici.

Tutta colpa degli Escherichia Coli che alla foce del Magliano si sono fatti beccare, troppo numerosi: se il limite consentito è di 500, beh nella “zona calda” il livello raggiunge quota 1.421. Tanti, anzi troppi anche gli Enterococchi intestinali (1.178 a fronte di un limite di 200). L’agenzia per l’ambiente campiona l’acqua, rileva parametri non consentiti e avvisa il Comune. E il sindaco mette la firma in calce all’ordinanza che vieta bagni e nuotate. Ma chi, in quel tratto di litorale sfortunato, ci lavora e accoglie i bagnanti, non ci sta e, seppur con compostezza, si fa sentire. Alle prese con il fatidico cartello sono, stavolta, il Team Paraflight e il bagno la Vela: chi li gestisce mette i puntini sulle “i” e punta la lente di ingrandimento su modalità di campionamenti e controlli da parte di Arpat e sulla gestione del sistema fognario nella zona. Ebbene sì perché in buona parte di Ronchi-Poveromo la rete di raccolta acque nere non c’è. Niente fogne, ma fosse settiche, alcune vecchie e con le immancabili infiltrazioni nel terreno. Senza dimenticare che qualcuno la fossa non ce l’ha, magari non l’ha fatta, e trova più agevole sversare direttamente nel Magliano. Soluzione? Piero Belatti e il figlio Gianni, titolari dello stabilimento La Vela, un’idea ce l’hanno e si chiama “controlli a tappeto”.

«Combatto questa battaglia - esordisce Piero Belatti con decisione - da anni, servono soluzioni definitive. Soluzioni che - gli fa eco il figlio - passano da un’efficace depurazione con impianti pienamente funzionanti». Depuratore efficientissimo e controlli: «L’intero Magliano - prosegue Gianni - deve essere ripercorso da monti a mare, individuando tutti i possibili sversamenti, l’esistenza e la funzionalità degli allacci e le eventuali irregolarità. Con particolare attenzione - ci tiene a sottolinearlo - alle costruzioni abusive». Quelle che per il Comune non esistono perché sono sorte senza l’ombra di un permesso, ma degli scarichi hanno bisogno eccome e le conseguenze si vedono. E le vedono da anni gli operatori balneari in zona Magliano che con i divieti sono costretti a fare i conti quasi ogni estate. Lo hanno fatto lo scorso giugno e pure due anni fa. Interventi lungo il fiume, ma anche in mare perché - Piero e Gianni Belatti ne sono convinti - una risposta potrebbe arrivare anche prolungando la scogliere che delimita, sul versante carrarese, la sponda del Magliano. Quella scogliera, infatti, nell’ultimo tratto è soffolta e non accompagna il fiume fino al largo, come accade per altri corsi d’acqua, Frigido in primis. Lavori e soluzioni, ma anche un diverso modo di campionare perché la vasca del Magliano - spiega Alberto Michelotti, presidente del circolo Team Paraflight- non è chiusa, delimitata, parallelamente alla costa, da una scogliera soffolta che lascia affluire e uscire acqua: «Il riciclo è continuo - sintetizza il presidente - il campionamento è stato fatto dopo giorni di pioggia, certo se fosse stato ripetuto a distanza di qualche ora, i parametri sarebbero rientrati nella norma. Conferma che il riciclo ci sia, con enormi masse d’acqua in movimento, il fatto che a pochi metri di distanza dal divieto, i parametri siano regolari. I campioni dovrebbero essere prelevati più volte in un giorno». Perché - spiegano gli operatori - in ballo c’è il turismo. E turismo significa lavoro ed economia.

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