Lutto
Aldo, Dino e Tina: “giovani” patrioti che amano l’Italia
Teatro Guglielmi stracolmo per le celebrazioni del 2 giugno: ecco le storie dei protagonisti
MASSA. “Certo che avevamo paura ma combattevamo per un’Italia libera. Se credo in questo Paese? Quella di adesso è un’Italia diversa da quella di allora ma io non smetto di sperare nel futuro della nazione”.
A parlare è una non più giovanissima ex partigiana di Massa, è una delle tante patriote e dei tanti patrioti che ieri affollavano il teatro Guglielmi, uomini e donne, classe 1923, 1924, 1925.
Sono gli uomini e le donne che hanno partecipato attivamente alla nascita della nazione, sono partigiani e partigiane che ieri, in occasione del 70° anniversario della fondazione della Repubblica hanno ricevuto dal prefetto di Massa-Carrara, Giovanna Menghini, le medaglie della Liberazione e le medaglie d'Onore per i sacrifici, l'impegno, il coraggio che hanno dimostrato negli anni difficili del dopoguerra. Commossi per l'onorificenza ricevuta, in abiti eleganti, con volti segnati del tempo e dalla vita, quello che in realtà pensano è che non hanno fatto altro che ciò che andava fatto in quel preciso momento storico.
Erano giovani allora, incoscienti patrioti che per l'Italia non conoscevano paure anche se "non ricevevamo paga ed eravamo obbligati a fare quello che facevamo ma lo facevamo senza pentimenti". A parlare è Aldo Gozzani, classe 1925 di Massa. Aldo era in prima linea al fronte, c'è stato otto mesi, aveva diciannove anni all'epoca. Ieri ha ricevuto la medaglia della Liberazione con il tricolore al collo. E' di Massa anche Dino Ricci, anche a lui la medaglia della Liberazione e anche lui non ha dubbi: "Rifarei tutto quello che ho fatto" - ha detto. Si lascia intervistare dopo la cerimonia, seduto su una panchina della piazza ma alla domanda "Ha un ricordo particolare degli anni trascorsi con i patrioti Apuani?" sospira e volta la testa: "Ci sarebbero troppi episodi- dice - lo sa cosa è la guerra? È bene ma è anche male, sono troppe le cose da ricordare ma devono ricordarle soprattutto le nuove generazioni. Vede - continua - questa medaglia è importante per me ma lo è soprattutto per i giovani. Anche oggi siamo circondati dalle guerre ma io sono sicuro che le cose miglioreranno e voglio esserci quel giorno".
Dino ha 80 anni ma vanta ancora la personalità di un ragazzino. E' vestita invece di tutto blu, un blu intenso ed elegantissimo Amelia Gavarini, medaglia della Liberazione per il Comune di Massa.
Ieri sorrideva, imbarazzata di fronte all'obiettivo ma non si è mai tirata indietro quando era una staffetta per i partigiani: "Far parte dei partigiani per una donna era molto pericoloso, eravamo sempre sorvegliati, avevamo paura ad ogni ora e come racconto sempre, probabilmente sono qui io soltanto per una serie di fortuite coincidenze".
Amelia era stata scoperta dai tedeschi, "Si erano accorti - riprende- che facevo la staffetta e ho rischiato che mi bruciassero viva in un casamento vicino al cimitero di Ortona. L'idea che mi sono fatta io è che i soldati siano stati richiamati per un conflitto a fuoco perché non sono più tornati a finire il lavoro e oggi (ieri, ndr) sono qui a raccontarla".
Dopo l'armistizio Amelia ha vissuto a Siena, poi con la madre ha fatto rientro da sfollata a Massa. "Ho visto tante e troppe cose in quegli anni" - conclude ma in questo Paese per il quale era pronta a dare la vita ci crede ancora: "Certo che ci credo, è un periodo cupo della storia questo ma io ci credo nell'Italia". Staffetta per i partigiani anche Tina Lenzetti, classe 1924 medaglia per la liberazione per il Comune di Montignoso. Tina è seduta in fondo alla sala, si riguarda quasi a raccontare la sua storia. E' emozionata di ricevere l'onorificenza: "Mi scusi, sono emozionata. Io a quel tempo facevo la staffetta, ero a disposizione dei partigiani”.
Aldo, Dino, Amelia e Tina sono solo alcuni dei nomi cui è associata una storia. In quegli anni di guerra e di speranza, in realtà, ogni volto parlava di più storie, di tanti episodi, di tanti sprazzi di vita e di coraggio, quelli che poi hanno portato alla costituzione della nostra Repubblica.
Antonio Locorotondo, classe 1924 partigiano ed ex minatore,è l'unico minatore rimasto ancora in vita dei suoi compagni.
Non tutti i partigiani e le partigiane chiamati a ricevere la medaglia al valore, infatti, erano presenti ieri; alcuni se ne sono già andati da tempo, a ritirare il loro premio sono stati chiamati i parenti prossimi.
Antonella Fiorini, ad esempio, ha ritirato la medaglia della Liberazione per il padre Romano. Per lei la commozione è stata enorme: "Credo che questo sia un giusto riconoscimento per quello che questi uomini e donne hanno fatto. Mio padre parlava spesso del periodo da partigiano, era la sua vita.
Credo anche che per ricordare davvero questi valorosi è importante che i giovani conoscano la storia del nostro Paese e manifestazioni come questa sono indispensabili proprio in questo senso”.
Bello vedere che a cercare di entrare in teatro per assistere alle celebrazioni, ieri, c’erano anche tanti giovani, magari nipoti di partigiani seduti in sala.
In totale sono state consegnate 79 medaglie della Liberazione, istituite dal Ministero della Difesa e diciannove, medaglie d'Onore.
Rintracciare i superstiti o - in caso di decesso - i familiari dei partigiani della provincia di Massa-Cararra ha richiesto un lavoro di ricerca certosino nel vasto archivio storico del centro di documentazione della Linea Gotica che fa riferimento all'Anpi della sezione di Massa. "
Il lavoro è stato lungo - ha commentato il presidente di Anpi Massa, Roberto Torre - abbiamo cercato di risalire a tutti i partigiani ancora in vita e poi li abbiamo comunicati a Roma al Ministero; fondamentale è stato l’archivio storico. In accordo con il prefetto Menghini, posso già dire che a breve consegneremo anche altre trenta medaglie a cittadini della provincia che si sono distinti sul territorio per il loro impegno civile".
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