Il Tirreno

Uccise il figlio, in appello sconto di pena

di Alessandra Vivoli
Uccise il figlio, in appello sconto di pena

Il commerciante e maestro di judo Giuseppe Muracchioli condannato a 9 anni e 4 mesi anziché 14. E alla nipote darà 20mila euro

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CARRARA. Sconto di pena al padre che uccise il figlio: la condanna è stata riformata da 14 anni a 9 anni e 4 mesi. Così ha stabilito la Corte di Assise di appello di Genova per Giuseppe Muracchioli, il commerciante e maestro di arti marziali ottantunenne di Marina di Carrara che nel settembre del 2011 uccise il figlio di 39 anni, Massimo, scaricandolgli in pieno petto cinque colpi di pistola.

Il delitto avvenne la sera del 3 settembre in via Rinchiosa a Marina di Carrara, nell’abitazione dove padre e figlio vivevano assieme. Al culmine di un litigio, uno dei tanti che ormai avvelenavano i loro rapporti, Giuseppe Muracchioli estrasse la sua pistola calibro 7,65 dal cassetto del salotto, raggiunse Alessandro in camera da letto e fuoco: cinque colpi che uccisero quasi sul colpo il 39enne. Poi scese in strada, entrò in un negozio di gastronomia e confessò subito: ho sparato a mio figlio. Poco dopo fu arrestato dai carabinieri.

Quel tragico fatto di sangue, l’arma del padre puntata contro il figlio era stato l’epilogo di un rapporto difficile reso ancora più complicato dallo stato di depressione in cui ormai da tempo versava il trentanovenne. Le discussioni erano all’ordine del giorno, la convivenza, nella casa in centro a Marina sempre più difficile. Fino al tragico ultimo atto.

La vicenda processuale. In primo grado, dal giudice Alessandro Trinci del tribunale di Massa (il processo si era celebrato nel giugno di due anni fa con rito abbreviato), Giuseppe Muracchioli venne condannato alla pena di 14 ann, pena che sta scontando, data la sua anziana età, in casa, con il solo obbligo di dimora.

Nel marzo scorso la svolta: la difesa rappresentata dal legale Giovanna Barsotti richiese una nuova perizia psichiatrica per Giuseppe Muracchioli. Secondo la difesa l’omicida non era, al momento dei fatti “capace di intendere e di volere”. L’infermità mentale non venne però riconosciuta in primo grado: per il consulente del gup Alessandro Trinci, Muracchioli era “capace di intendere”.

Le capacità mentali dell’omicida, e in particolare il suo stato psichico nel momento esatto in cui impugnò l’arma e sparò al figlio, sono state di nuovo messe sotto le lenti di un esperto. Così aveva deciso la corte di Assise di appello di Genova presieduta dal giudice Annaleila Dello Prete (giudice a latere il dottor Carpa) accogliendo la richiesta dell’avvocatessa Barsotti.

Ed è stato il professor Gabriele Rocca, medico legale e psichiatra forense, docente all’Università di Genova a occuparsi della seconda perizia che aveva l’obiettivo di esaminare la personalità del Muracchioli valutare se ci fosse o meno la capacità di intendere al momento dell’omicidio.

E proprio la nuova perizia si è rivelata fondamentale per il pronunciamento della Corte di Assise di appello di Genova che ha ridotto la pena a carico del padre omicida: da 14 anni a nove anni e quattro mesi. La difesa, dopo aver letto le motivazioni, si riserva di procedere eventualmente anche in Cassazione.

Sempre in sede di Corte di Assise di appello di Genova è stata riconosciuta una provvisionale a favore della parte civile, la figlia di Massimo, e quindi nipote di Giuseppe Muracchioli. Alla giovane andrà, in via provvisionale appunto, la somma di ventimila euro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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