Il dolore
Pablo Ricci applaude il pm: indagato
L’imputato ha fatto il gesto di scherno appena il sostituto Dello Iacono ha preso la parola al processo. E il giudice è intervenuto
MASSA. Appena il pubblico ministero Alberto Dello Iacono ha preso la parola per aprire il processo sulla faida dei Poggi, uno degli imputati, Pablo Ricci, lo ha applaudito e lo ha interrotto. Un gesto di scherno che ha provocato la reazione del presidente del collegio Giovanni Sgambati (a latere Alessandro Trinci e Fabrizio Garofalo), che ha trasmesso gli atti al pm ipotizzando il reato di oltraggio a un magistrato nell’esercizio delle sue funzioni. Il fascicolo sarà trasmesso alla procura di Torino, deputata a indagare su episodi che vedono coinvolte le toghe del distretto di Genova (di cui Massa fa parte). Pablo Ricci rischia una condanna che va dai due ai cinque anni. L’episodio è stato stigmatizzato dai giudici ed è immediatamente rientrato, come ha fatto notare lo stesso Sgambati quando ha rinviato tutto alla prossima udienza del 15 giugno.
Anche il fratello di Pablo, Mattia, coimputato in questo processo (insieme a Thomas Quadrella) si era reso protagonista di un episodio simile. Anzi se si vuole più grave: il giovane un anno fa si era scagliato contro il pm Rossella Soffio. Prima l’aveva insultata e poi minacciata. Nell’aula del tribunale dove si era appena tenuta, a porte chiuse, l’udienza preliminare sulla rissa avvenuta in piazza De Andrè al Cinquale, che secondo gli inquirenti aveva scatenato la guerra tra bande che ha insanguinato Massa per svariati mesi. Alla scena avevano assistito un po’ tutti: il giudice Antonia Aracri, gli avvocati che difendevano i dieci imputati e un agente della squadra mobile. Uno degli angeli custodi del pubblico ministero, sotto scorta per l’inchiesta sulle bande. L’ispettore si era buttato su Mattia e lo aveva fermato un attimo prima che si avvicinasse al magistrato. Una scena violenta, che aveva sconvolto tutti i presenti anche perché si è consumata in una manciata di secondi. Pure in questo caso era stato formato un fascicolo e spedito a Torino. Ma la procura del capoluogo piemontese ancora non ha preso alcuna decisione in merito.
Tornando al processo di ieri si tornerà in aula tra due settimane. E ancora una volta saranno presenti in forze agenti e carabinieri. Il clima come si è capito sarà teso proprio per gli argomenti che verranno trattati. Tra le varie accuse mosse ai Ricci e a Quadrella c’è quella di preparare attentati contro la questura e la procura. Ci sono intercettazioni ambientali eloquenti secondo gli inquirenti. «Facciamo saltare la procura così capiscono chi siamo». È questa è la frase più eloquente registrata dagli agenti della squadra mobile impegnati nell’operazione Spari e dispari che ha portato all’arresto dei componenti dei due clan (Ricci e Mazzi) che hanno terrorizzato i Poggi. Gli avvocati di Pablo, Mattia e Thomas - Alessandro Maneschi e Carlo Biondi - proprio per questo motivo avevano chiesto che il processo si svolgesse fuori da Massa ipotizzando il legittimo sospetto che i giudici apuani non fossero sereni nella loro decisione. Ma il loro ricorso era stato rigettato.
Danilo D’Anna
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