Sicurezza
Bagni vietati alla foce del Magliano
Colibatteri sopra i limiti consentiti, scatta l’ordinanza di stop alla balneazione. Nel mirino gli scarichi abusivi nel torrente
MASSA. Ci risiamo: acque inquinate davanti alla foce del Magliano, scatta di nuovo il divieto di fare il bagno. Come era accaduto lo scorso giugno e, nel 2014, a giugno e ad agosto, con la stessa presenza eccessiva di Escherichia Coli rilevata dai campionamenti delle acque effettuati da Arpat. Ma con due differenze. La prima è che, nel frattempo, la spiaggia di Marina di Massa ha ottenuto il riconoscimento Fed della Bandiera Blu che segnala le spiagge ambientalmente più corrette (anche se il tratto “premiato” non arriva fino al tratto di Poveromo-Ronchi interessato dal divieto). La seconda è che le condizioni meteo di questi giorni sono – per fortuna del comparto turistico, in questo caso – da autunno inoltrato più che da estate, e del divieto di balneazione nessuno pare accorgersi. Comunque, un segnale negativo per la stagione delle vacanze alle porte.
I tecnici di Arpat, l’agenzia regionale che si occupa di monitoraggio dell’ambiente, dalle acaue all’aria, al suolo) hanno comunicato nella giornata di martedì al Comune l’esito “infausto” delle analisi: una presenza di colibatteri e coliformi fecali superiore alla soglia tollerabile. E, di conqueguenza, il sindaco Alessandro Volpi ha firmato un’ordinanza che vieta temporaneamente la balneazione in un tratto di mare di circa 100 metri sul lato sinistro della foce del Magliano e ordina la esposizione di cartelli di “divieto” sugli arenili dei bagni Team Paraflight e La Vela. Il provvedimento resterà in vigore fino a che non saranno disponibili i risultati delle analisi supplettive e comunque per almeno 24 ore. Un forte campanello d’allarme questo del divieto a inizio stagione. Dagli effetti praticamente nulli sui bagnanti – andateci voi sulla spiaggia con questo tempo – e tuttavia il segnale che c’è qualcosa che non va. E che è difficilmente risolvibile, almeno nell’immediato.
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Lo ammette con chiarezza il vicesindaco Uilian Berti, il quale ha più di un sospetto sulle cause dell’inquinamento delle acque del Magliano. «I campionamenti dell’Arpat sono stati effettuati a ridosso di giornate di pioggia e questo deve avere favorito il trascinamento a valle di liquami sversati più a monte lungo il corso del Magliano. Chi abbia scaricato in quelle acque le acque di fognatura non lo sappiamo, ma sappiamo bene che la zona di Ronchi Poveromo non è dotata di un sistema fognario collegato al depuratore di Gaia. fissi. Dunque, è sensato ritenere che sia stato qualche cittadino che aveva la fossa settica dfella sua abitazione piene e l’ha svuotata scaricando i liquami non correttamente in uno dei tanti canali di irrigazione che poi finiscono nel Magliano». Un furbetto delle acque nere, insomma. Quanto alla macchia sulla Bandiera Blu appena conquistata, Uilian Berti difende il vessillo: «Il riconoscimento riguarda il tratto di mare fino al Magliano, la zona ora oggetto di divieto è stata necessariamente esclusa proprio perchè ci sono, e non da oggi, questi problemi di assenza di un sistema di fognature e di depurazione. I dati Arpat sui restanti 8 chilometri di spiaggia massese dicono che la qualità dell’acqua è costantemente eccellente. Ciò vuol dire che il problema è localizzato solo al Magliano e che la Bandiera Blu non è in discussione».
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