Sicurezza
Caffè all’aperto, la rivoluzione dei dehors
L’amministrazione lavora al nuovo piano: addio ai tetti a capanna che rovinano la prospettiva e ai gazebo tutti diversi
MASSA. Quando il punto di vista conta: sì perché una città e il suo centro storico non sono belli o artisticamente apprezzabili solo per palazzi e chiese, fontane e antichi edifici, ma anche per gli scorci, per gli angoli da cui improvvisamente i monumenti si rivelano. Come nel gioco del nascondino. Si tutelano le opere e si tutela, quindi, anche la prospettiva: diritto ad apprezzare il bello. Ecco, quindi, che se qualcosa interrompe lo sguardo, rompe la prospettiva, crea danno alla bellezza e all’insieme architettonico.
È partendo da questo presupposto che l’amministrazione punta la lente di ingrandimento su gazebi e dehors, con particolare attenzione a quelli più alti, con tanto di tetto a piramide, modello “capanna”, con la fastidiosa punta che ostacola la visuale. Gli uffici di Palazzo civico si sono messi a lavoro proprio dopo un sopralluogo, ormai qualche mese fa, della Soprintendenza. Una verifica sulle tipologie di dehors e sulla loro conciliabilità con il contesto, dopo la quale i tecnici di via Porta Fabbrica hanno fatto il punto. Obbiettivo: disegnare un piano dei dehors (l’attuale è appendice al regolamento) che disciplini i gazebo, individui quelli autorizzabili e imponga agli esercenti di mettersi a regola entro un termine prestabilito. Pena la rimozione delle strutture.
Primo obbiettivo degli uffici comunali - e qui si entra nel tecnico - è verificare l’esistenza di tutte le autorizzazioni previste dalle norme per l’installazione del gazebo. Chi, infatti, decide di rinunciare al dehor, si accontenta di ombrelloni e sedie ed è disposto ogni sera a fare “i bagagli”, raccogliere tutto all’interno del locale, per riaprilo la mattina, non ha bisogno di complicate pratiche burocratiche. Basta un sì degli uffici competenti all’occupazione suolo pubblico. Occupazione per cui è previsto, in base alla superficie utilizzata, il pagamento di un canone.
Ma se il titolare dell’esercizio di montare e smontare tavoli e sedie ogni sera proprio non ne vuol sapere e preferisce una struttura fissa, beh allora il quadro si complica perché la sua pratica deve passare dal settore edilizia.
L’assessorato alle attività produttive, quindi, sta verificando che chi ha una semplice autorizzazione all’occupazione di suolo pubblico non si sia poi concesso di sistemare gazebi. Qualche verifica è stata fatta - spiega Gabriele Carioli, assessore competente - tanto che già è stata disposta la rimozione di una struttura.
Ma gli uffici sono andati oltre e hanno classificato, in uno specifico piano, le tipologie di gazebo realizzabili e i materiali di cui è consentito l’utilizzo: in particolare - unica indiscrezione dell’assessore - vengono vietate le strutture con il tetto a capanna che alterano o addirittura ostacolano la visuale. Sia in centro storico, sia a Marina. Disciplina delle dimensioni, della forma e del materiale.
Un tentativo di uniformare, quindi, che consentirà comunque agli esercenti di unire le forze: «Per l’autorizzazione al dehor - chiarisce Gabriele Carioli - il piano prevede uno specifico progetto con l’indicazione delle dimensioni del gazebo, con particolare attenzione all’altezza, dei materiali utilizzati, della forma. Più esercenti possono collaborare e presentare, insieme, un progetto». Il che significherebbe gazebo tutti uguali - e a guadagnarci sarebbe l’estetica - e spese divise.
La bozza di piano, appena conclusa, deve cominciare il suo iter: «Deve passare -ad illustrare i prossimi step è Gabriele Carioli - al vaglio della Soprintendenza e deve essere oggetto - ci tiene a sottolinearlo l’assessore - di concertazione con le categorie che avranno la possibilità di evidenziare eventuali criticità o possibili correttivi». In ogni caso lo stop al dehor selvaggio è arrivato. A tutela dell’arte, della prospettiva e della vivibilità del centro storico e del litorale.
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