Il Tirreno

Truffa, i carabinieri in casa di don Euro

Truffa, i carabinieri in casa di don Euro

Sequestrati documenti relativi a movimentazioni bancarie. Intanto spuntano nuove denunce dei fedeli contro don Morini

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MASSA. Perquisita l’abitazione di don Luca Morini, l’ex parroco di Caniparola, Fossone e Avenza, chiamato dai fedeli don Euro per le sue pressanti richieste di contributi per le attività sociali della chiesa. I carabinieri dei nuclei investigativo e operativo hanno acquisito diversi documenti, relativi a movimentazioni bancarie. Sequestro disposto dal sostituto procuratore Alessandra Conforti dopo che altre vittime sono andate in procura a presentare denuncia contro il prelato. Il reato contestato a don Morini è truffa e nei documenti raccolti gli inquirenti cercano le prove per dimostrare che quei soldi presi ai parrocchiani per ipotetiche opere di bene in realtà venivano spesi dal prete in festini gay a base di cocaina. Un anno fa l ’esplosione dello scandalo: foto, video e dichiarazioni scottanti da parte di un trentaquattrenne gigolò napoletano. «Ho avuto rapporti sessuali con lui, si spacciava per magistrato ma un giorno ho scoperto che era un prete. Faceva la bella vita in hotel e ristoranti di lusso: spendeva migliaia di euro, dei fedeli?». E la trasmissione televisiva Le Iene sulla vicenda ha mandato in onda più di un servizio, anche dalla nostra provincia. Da qui la decisione del procuratore capo Aldo Giubilaro di aprire un fascicolo, poi passato alla collega Conforti.

Ieri mattina i carabinieri, guidati dal maggiore Tiziano Marchi e dal tenente Rosa Sciarrone, si sono presentati nella villetta a schiera di via Taffaria, un’abitazione che la stessa curia ha messo a disposizione di Morini. Erano le nove e sono usciti soltanto dopo due ore. Hanno mostrato all’indagato l’ordinanza e dopo aver sequestrato il materiale cartaceo hanno invitato il don a seguirli in caserma dove ha firmato il verbale dell’avvenuta perquisizione. Non sono stati portati via né computer né supporti di memoria (chiavette o schede usb per intenderci). Con il prete c’era il suo legale, l’avvocato Florenzo Storelli, del foro di Lucca.

L’inchiesta è stata aperta a febbraio con l’intento di chiarire l’origine dei fondi con i quali il prete manteneva la sua doppia vita. Diverse le persone che sono andate in procura a raccontare quanti soldi avevano dato al parroco e per quali motivi. Ogni volta - in base ai loro racconti - inventava una scusa diversa: dalla famiglia con bimbi piccoli in difficoltà all’anziana da accudire, dalla missione in Africa da supportare ai lavori da eseguire nelle chiese del circondario. E sempre trovava qualcuno disposto ad aprire i cordoni della borsa. Un giro di svariate decine di migliaia di euro, che il pubblico ministero Conforti adesso deve stabilire che fine hanno fatto. Perché don Morini ha sempre sostenuto che le spese personali le ha sempre pagate con i soldi di un’eredità avuta da una congiunta che era scomparsa tempo addietro.

Sulla questione delle offerte sta conducendo da tempo un’indagine interna anche la curia di Massa-Carrara che però (al momento) non ha sporto alcuna denuncia su questo fronte. Ha invece agito sospendendo il parroco dalle sue funzioni e puntando da subito sul recupero della persona, mettendo a disposizione la villetta dove ieri sono andati i carabinieri ad acquisire la documentazione.

I fedeli non hanno la stessa pazienza dei vertici vescovili, però. E a febbraio sono stati protagonisti di una clamorosa protesta davanti al duomo di Massa, con lunghe candele spente, letture di passi del vangelo e striscioni. In quell’occasione hanno chiesto al vescovo di scomunicare il sacerdote. Ad ascoltare le testimonianze dei parrocchiani arrabbiati, c’era don Luca Franceschini, delegato per gli affari generali della diocesi, inviato da monsignor Giovanni Santucci.

Danilo D’Anna

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