Sicurezza
A spagnolo il voto è sette Ma lui a lezione non ci va
La lingua si insegna il pomeriggio quando manca il personale di sostegno L’avvocato della famiglia scrive alla scuola: atteggiamento discriminatorio
MASSA. La mamma scorre la lista delle materie e punta gli occhi sui voti. Arriva a spagnolo e sofferma a lungo lo sguardo, il 7 che la professoressa ha assegnato a suo figlio non le torna. Buon voto, certo, ma a lei proprio non va giù e non perché contesti la valutazione data a compiti e interrogazioni, piuttosto perché il suo ragazzo quei compiti e quelle interrogazioni non li ha mai fatti.
Lui spagnolo non lo segue, non ha mai partecipato ad un’ora di lezione. Neppure una volta. La lingua della penisola iberica, alla scuola media che frequenta il tredicenne, si studia il pomeriggio: così prevede l’orario definito ad inizio anno e lui il pomeriggio a scuola non c’è. Non c’è perché in quella fascia oraria - chiarisce Riccardo Martini, l’avvocato che rappresenta la famiglia - non è garantita la presenza dell’insegnante di sostegno. Il sostegno non c’è, lo studente non segue spagnolo, ma alla fine del quadrimestre gli si assegna un bel 7. Non un atteggiamento premiale, piuttosto - ne sono convinti famiglia e legale - discriminatorio nei confronti di un ragazzo che le carte in regola per studiare la lingua straniera le ha tutte. E lo conferma il fatto che inglese lo segua eccome. Da tutto l’anno. Durante la mattina.
Allo studente viene diagnosticato - così si legge nella lettera scritta dall’avvocato Martini a scuola e ufficio scolastico territoriale - «un disturbo oppositivo provocatorio certificato dalla neuropsichiatra infantile». Un ragazzino che, quindi, difficilmente accetta l’autorità, il cui disturbo però - il legale cita la certificazione medica - «non compromette le capacità cognitive che risultano ampiamente nella norma». Insomma, la famiglia non ravvisa motivi per cui il ragazzo non debba imparare spagnolo e quei motivi - aggiunge Martini - non li ravvisa neppure la scuola tanto che nel piano educativo individualizzato «la limitazione dell’offerta formativa non è giustificata richiamando esigenze educative speciali che renderebbero sconsigliabile o non proficuo l’insegnamento della lingua». Più semplicemente si parla di una materia, lo spagnolo, appunto, che non rientra nell’orario ridotto.
Una discrimazione per l’avvocato Martini, come lo è - aggiunge - «il voto calcolato su parametri ignoti e non trasparenti». Discriminatorio secondo il legale anche il fatto che «sul presupposto di un’asserita carenza di personale di sostegno, l’orario scolastico del ragazzo sia stato ridotto di 5 ore settimanali dall’inizio dell’anno».
Ma a far traboccare la goccia dal vaso e a convincere la famiglia a bussare alla porte dello studio legale Martini non sono le cinque ore in meno, non sono le mancate lezioni di spagnolo, ma il fatto che al ragazzo, diversamente da quanto concesso ai suoi compagni, non sia permesso uscire da scuola da solo, a fine lezioni. Con un bel disagio - rincara il legale - per la mamma che lavora e non può andarlo a prendere: «La diversità di trattamento - si legge nella lettera a scuola e ufficio scolastico - non trova giustificazione nella diagnosi medica. Lo studente è in grado di recarsi a casa della nonna che vive nelle vicinanze, al pari di qualsiasi coetaneo». E la mamma chiede che gli sia consentito affinchè lei possa lavorare serenamente e suo figlio essere educato all’autonomia. Richiesta formalizzata alla scuola e al competente ufficio scolastico, un paio di settimane fa, dall’avvocato Riccardo Martini.
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