Il Tirreno

Mozione di sfiducia contro Mori

di Cristiano Borghini
Mozione di sfiducia contro Mori

Il segretario del Pd è accusato di aver convocato l’assemblea in modo anomalo

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VILLAFRANCA. L’assemblea pubblica del Pd, aperta non solo agli iscritti ma anche alla popolazione, doveva, negli intenti del segretario comunale Luca Mori, riaprire il confronto tra le due correnti interne, avviando una nuova stagione in cui il Pd avrebbe dovuto riassumere il ruolo di primo partito di Villafranca, costruendo un progetto volto alla vittoria delle prossime amministrative. Al tavolo erano presenti il segretario provinciale Cesare Leri e Mario Taurino segretario provinciale dei Giovani democratici, fresco di nomina in segreteria nazionale, invitati per allargare il dibattito. Tutto ciò non si è verificato, anzi, il Salone voltato è divenuto un campo di battaglia, con il movimento frondista dei dem, capeggiato da Mario Guastalli, presentare una mozione di sfiducia, sottoscritta da 13 dei 24 membri del direttivo, e successivamente alla lettura del documento, uscendo dalla sala: un episodio mai registrato nella storia politica villafranchese.

Lo scenario atipico però non ha stravolto la scaletta degli interventi che sono proseguiti nonostante la mancanza della fazione sfiduciante, analizzando il percorso che intrapreso il Pd villafranchese nell’ultimo anno ed i dati che sono emersi dai vari turni elettorali. Altro dato che è stato posto al vaglio è stato il numero degli iscritti, attualmente 290, che sarebbe in forte squilibrio con il numero di votanti alle scorse europee, attestatosi a 840. La fuoriuscita della parte referente all'attuale gruppo consiliare di minoranza però non ha esautorato la conformità della sessione assembleare, cosa per altro ribadita nella breve nota che il segretario comunale ha affidato alla stampa. «L’assemblea Pd Villafranca, - scrive Luca Mori - alla presenza del segretario provinciale Cesare Leri e del segretario provinciale Gd Mario Taurino, svoltasi regolarmente fino a sera, ha ribadito nei fatti la validità dello svolgimento della stessa, proponendo diverse soluzioni operative ai tesserati che hanno avuto la passione di fermarsi fino alla fine. Dopo numerosi interventi di carattere politico e amministrativo, si è chiusa con un auspicio di futuri incontri a carattere organizzativo». E continua: «La sensazione percepita durante l'assemblea, di una forte ricarica propulsiva del partito, cresciuto quest’anno a quasi 300 iscritti, passerà anche attraverso l'attività amministrativa, seguendo le linee finora perseguite dal segretario che invita nuovamente all'unità di intenti». Di tutt’altro avviso i “dissidenti” che, in aperta polemica con il segretario, hanno annunciato che presenteranno una mozione di sfiducia L’assemblea è stata definita “illegittima” perché «il segretario non può convocare autonomamente un'assemblea pubblica, eludendo una discussione appropriata all'interno degli organi preposti: è suo dovere convocare le assemblee direttivi di circolo». E ancora: «Il segretario è obbligato, da Statuto, a convocare l'assemblea direttivo almeno due volte l'anno e, comunque, ogni volta che la richiesta giunga da più di un quinto dei componenti, così come accaduto in data 14 e 20 maggio scorso. I firmatari del presente comunicato sono favorevoli ad assemblee pubbliche, anzi, auspicano che il partito sia sempre più aperto, trasparente e disposto a processi inclusivi e partecipativi, ma nel rispetto dei ruoli e delle funzioni dei vari organismi di partito». Insomma, una vera e propria spaccatura.

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