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Caso Pelù, storia di una Rsa fantasma

Caso Pelù, storia di una Rsa fantasma

La Fondazione ha donato l’edificio nel 1999, ma la casa per anziani ancora non c’è. E il centro Alzheimer è a giorni alterni

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MASSA. Non c’è dubbio: se fosse un film non potrebbe che intitolarsi “La storia infinita”.

Perché davvero la vicenda della Rsa in via Marina vecchia, negli spazi della Fondazione Pelù, si perde nella notte dei tempi. Lontane le origini e incerto il futuro. Anche se - parola della dottoressa Monica Gugliemi, responsabile della sanità territoriale - la svolta è all’orizzonte e potrebbe concretizzarsi - il condizionale ancora è d’obbligo - il prossimo dicembre. Risposta importante soprattutto per i malati di Alzheimer a cui l’attuale centro diurno garantisce il servizio, ma a giorni alterni.

Tutto comincia quasi 20 anni fa. La Fondazione Pelù, intitolato al pediatra Ezio e presieduta dalla moglie Piera Teresa, si pone un obbiettivo: prendersi cura degli anziani, con particolare riguardo a chi non è più autosufficiente. È con questa finalità, quindi, che decide di donare all’azienda sanitaria parte degli immobili di cui è proprietaria, in via Marina Vecchia, a due passi da Poggioletto. Con un obbiettivo: realizzare in quegli spazi una Rsa (residenza sanitaria assistita). Un struttura in cui 40 anziani - questo il numero dei posti letto previsti - possano trovare risposte assistenziali e di aggregazione. Cure e socialità. Il passaggio dell’immobile, dalla mani della Fondazione a quelle dell’Asl, nell’ormai lontano 1999, non ha il carattere dell’informalità, ma viene sancito ufficialmente con tanto di avvallo regionale. È da Firenze, infatti, che arrivano i soldi per ristrutturare l’immobile e realizzare la residenza assistita. E non si tratta - almeno non si trattava - di spiccioli perché la Regione nel 2000 allenta i cordoni della borsa e destina al progetto 4,5 miliardi di lire. In una prima fase i lavori partono, vengono persino installate le luci in giardino. Poi tutto si blocca, più nulla per anni.

Lavori assegnati, ditte che falliscono, gare che vengono ribandite, un errore materiale con l’apertura di una busta prima delle scadenza dei termini e conseguente annullamento dell’appalto. E chi più ne ha, più ne metta. Con il risultato che, dopo 16 anni, della Rsa non c’è neppure l’ombra e l’immobile, su cui parecchi lavori già erano stati fatti, porta addosso tutti i segni del tempo. La residenza non sorge e, nel 2012, l’Asl cambia le carte in tavola e, valutato che dei 40 posti non c’è più bisogno, prevede nel piano attuativo (piano della sanità locale) di utilizzare l’immobile di via Marina Vecchia per realizzarci la neupsichiatria infantile con i collegati servizi consultoriali. A difesa della Rsa arrivano però 5.000 firme e, di fronte all’evidenza, l’Asl torna al progetto iniziale. È il 2012, passano altri 4 anni e in via Marina Vecchia non muove una foglia. E gli effetti si fanno sentire, soprattutto sulle famiglie con malati di Alzheimer. Nel fatidico immobile, ceduto dalla Fondazione ad Asl, dovrà infatti essere potenziato il centro diurno attualmente sistemato nell’edificio accanto che accoglie il polo riabilitativo. Il centro diurno oggi non riesce, infatti, a rispondere alla domanda: i posti sono 12 e gli utenti 36. Per assicurare un aiuto a tutti i richiedenti, l’azienda eroga il servizio a giorni alterni, nonostante proprio quotidianità e continuità siano la prima richiesta delle famiglie.

L’ipotesi “attesa”, dopo 16 anni, non è più ammissibile. Monica Guglielmi assicura comunque che il passo avanti è stato fatto: «L’aggiudicazione definitiva c’è, la fine lavori è prevista per dicembre, poi dovrà essere effettuato il collaudo della residenza sanitaria assistita. In ogni caso - ci tiene a sottolineare la dottoressa Guglielmi - non ci sono liste di attesa per le Rsa». Insomma, la mancata apertura in viale Vecchio - per tradurre il concetto - non ha costretto le famiglie ad attese estenuanti per vedere l’anziano accolto in una struttura assistenziale.

Chiara Sillicani

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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