Il dolore
Mense, il caso della mozzarella tedesca
Il prodotto, fornito una sola volta, è previsto dal capitolato. L’amministrazione: servizio di qualità e gradimento crescente
MASSA. Dici mozzarella e ti viene l’acquolina in bocca: pensi al sole della Campania, ai pomodori maturi, alle foglie di basilico. In una parola: all’Italia. Perché un piatto più italiano della caprese proprio non c’è. Così buona la mozzarella che oltre confine, non contenti di gustarla, la producono pure. La fanno anche i tedeschi. E proprio la mozzarella “teutonica” è finita nel piattino dei bambini che mangiano a scuola. Niente di insalubre, si intenda, perché quella mozzarella era fatta come Dio comanda, con il latte e non con i derivati. Salubre e conforme al capitolato sulla ristorazione scolastica che consente di portare sul tavolo mozzarelle prodotte nella CE. Contestazione, quindi, non alla ditta che agisce nel rispetto di quanto previsto, ma proprio ad un capitolato in base a cui è consentito che la regina dei formaggi italiani possa provenire da fuori confine. Vero che la mozzarella tedesca è stata fornita una volta sola « in quantitativi ridotti e per un incremento improvviso di utenti» e che in tutti gli altri casi la ditta ha servito prodotto italianissimo, altrettanto vero che dalla mozzarella ci sia aspetta l’italianità. Sempre. La questione mozzarella è emersa durante una commissione istruzione in cui la Gazzoli, che garantisce il servizio mensa, ha fatto il punto su controlli e verifiche. Audizione che, ad onor di cronaca, ha lasciato soddisfatti i consiglieri comunali, inclusi quelli di opposizione. Pur avendo colpito il caso mozzarella di lingua tedesca, caso rilevato dalla commissione mensa. Di segnalazioni quella commissione ne ha fatte anche altre, alcune delle quali - è stato sottolineato in commissione e ribadito dall’amministrazione in una nota - sorte da «errate letture del capitolato o dei suoi allegati». Così è stato per il pane grattugiato di cui è stata contestata l’etichetta, ma che aveva una chiara scheda tecnica in tutte le cucine. O per l’uso delle arance offerte, però, «nel periodo in cui il capitolato le prevedeva perché frutta di stagione». Segnalazione corretta, invece, quella sulla carne croata servita - è stato puntualizzato in audizione - solo all’inizio del servizio «attivato con 3 giorni di preavviso. Peraltro il capitolato - aggiunge l’amministrazione - prevede, per tutti i tipi di carne, la provenienza dalla CE con una preferenza per la provenienza nazionale solo per la carne bovina. Considerato che la Croazia è membro della CE, la fornitura era comunque regolare, ma vi è di più - aggiunge - la ditta ha comunque sempre fornito carne suina ed avicola nazionale (pur non essendovi obbligata) e carne bovina nazionale con la sola esclusione della citata consegna di carne “croata” (peraltro consentita e di ottima qualità)».
Palazzo civico ci tiene a sottolineare che il rispetto del capitolato c’è sempre stato e ci sono sempre stati i controlli puntuali. Tanti controlli e «un crescente livello di soddisfazione da parte dell’utenza».
In 14 mesi di servizio - per fornire qualche dato - sono stati serviti 400.000 pasti. Durante questo anno scolastico sono stati 9 i cambi di menù di cui 7 per cause «non imputabili alla ditta».Su 170 giorni di servizio, il Comune ha effettuato 153 controlli e quei controlli - spiega l’amministrazione - «testimoniano un costante rispetto da parte della ditta degli obblighi contrattuali. I controlli dell’Asl sono stati 23 e non è stata rilevata alcuna “non conformità”. La ditta e suoi consulenti hanno effettuato - l’amministrazione prosegue l’elenco - circa 200 ispezioni, tutte verbalizzate e utilizzate per il miglioramento continuo del servizio con decine di analisi e non hanno rilevato criticità».
Anche i Nas, il 18 maggio, hanno fatto verifiche in tre cucine e non solo non hanno rilevato non conformità, ma hanno registrato «l’ottimale stato igienico».
Chiara Sillicani
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