Il Tirreno

È lotta intestina nel Pd

È lotta intestina nel Pd

La giunta replica alla Nardi: servono progetti, ma realizzabili davvero

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MASSA. Nello stesso partito, a quanto pare, stanno davvero troppo stretti. Così stretti da darsi gomitate. È un testa a testa tra l’onorevole Martina Nardi e il sindaco Alessandro Volpi. Ex colleghi di giunta, durante l’amministrazione Pucci, ai tempi in cui nessuno dei due aveva la tessera Pd in tasca, adesso, riuniti sotto l’egida democratica, litigano come i fratelli costretti a dividersi la camera. Tutto comincia con un ordine del giorno sulla sanità firmato dal consigliere regionale, democratico anche lui, Giacomo Bugliani. Quell’ordine del giorno si conquista il beneplacito dell’opposizione consiliare arancione e delinea la spaccatura nel Pd con il sindaco che lo contesta e punta il dito contro i mancati finanziamenti regionali su distretti e Casa della salute. A fiancheggiare l’amministrazione ed evidenziare la frattura ci pensa la segreteria comunale Pd che invita Bugliani a lavorare in Regione per cacciar fuori soldi utili ai distretti. Anche Martina Nardi scende in campo e si schiera a fianco di Bugliani. Ecco alloera la giunta, compatta, alzare la voce e replicare all’onorevole con toni forti.

Le opere pubbliche e le inaugurazioni. L’onorevole non parla per sottintesi e sul tema lavori pubblici va al sodo: «Tutte le inaugurazioni sono figlie dell’amministrazione precedente di cui mi onoro di aver fatto parte». La giunta Volpi non incassa: «In meno di tre anni, abbiamo “scaricato” sulla città oltre 10 milioni di interventi e investimenti. Si tratta di uno sforzo enorme e decisivo per costruire una città più sicura, efficiente, capace di offrire servizi: dalle rotatorie ai parcheggi - la giunta stende l’elenco - dagli interventi sul rischio idraulico all’apertura del sottopasso del Casellotto (dopo 40 anni), per arrivare alla sistemazione definitiva del Guglielmi e di palazzo Nizza o all’apertura del museo Guadagnucci: è evidente il dinamismo di chi pensa a dare risposte, recuperando e riformulando progetti magari lasciati a metà e proponendone ed ultimandone di nuovi». E ancora: «Sulla mancanza di opere pubbliche all’orizzonte la deputata pare lo smemorato di Collegno: abbiamo stanziato i fondi per rifare (dopo tanti discorsi) il palazzetto dello sport (in settimana la gara per la demolizione) e partecipato al bando del Coni per ottenere un cofinanziamento. Non vorremmo che l’onorevole, dimenticando l’opera e dicendo che i deputati non sono “marchettari”, voglia mettere le mani avanti per dire che non arriverà la quota di cofinanziamento nazionale (almeno del 50%). Sarebbe un peccato perché il nostro progetto per impatto sociale, stato di avanzamento e collocazione è perfettamente in linea al bando del Coni». Poi la puntualizzazione: «È certo che non siamo appassionati dei megaprogetti privi di aderenza con la realtà e non sostenibili. Forse la nostra non si è resa conto che degli ingegnosi Piuss pubblico-privato uno su mille ce la fa, che le risorse per la spesa corrente diminuiscono di anno in anno a causa del fiscal compact e quindi c’è da viaggiare con i piedi per terra e non si possono portare avanti idee bislacche sperando che poi qualche santo provveda. Una di queste idee bislacche - spiega l’amministrazione - è, per il luogo scelto, l’asilo in via Galvani (leggi articolo accanto)».
Il dissesto idrogeologico. L’amministrazione Volpi, in risposta a Martina Nardi, ricorda le priorità che si è prefissa: «Le nostre priorità sono manutenzioni e cura del territorio, non più procrastinabili, basti pensare alle condizioni delle strade o dei cimiteri principali e frazionali. Elementi centrali nella prossima programmazione di bilancio che fanno diventare inaccettabili progetti che, per collocazione in aree sottoposte a rischio (leggi Casette), denunciavano lacune nelle coperture finanziarie.
«Gli obbiettivi raggiunti». La giunta Volpi definisce l’intervento di Martina Nardi «frettoso. Si distingue - aggiunge - per aver ignorato alcuni dei più significativi risultati». E li passa in rassegna: «L’avvio della Ztl, lo spostamento del mercato, il finanziamento del progetto del porta a porta, la ridefinizione in senso progressivo del carico fiscale sulle tariffe e sui redditi e, grazie alla lotta record all’evasione, l'abbassamento della Tari. E anche sul fronte turistico, abbiamo accompagnato la crescita del 10% dei flussi, con l’ottenimento della Bandiera Blu. Un risultato storico che anche la precedente amministrazione aveva cercato di consegnare alla città. Sono elementi che fanno da cornice al pezzo più importante del percorso di normalizzazione della città: l’adozione del regolamento urbanistico che farà a fatica ordine in un territorio stremato dalla mancanza di certezze.
Il tema caldo: la sanità. La mela della discordia è la sanità. Territoriale in primis: il distretto non fatto alla Stazione, quello in via Bassa Tambura con una Casa della salute di cui si contesta la scarsa efficienza. Sul tema, la giunta chiarisce: «Per il distretto (alla Stazione ndr), non è un problema chi aveva presentato il progetto (abbiamo confermato, quando meritavano, i manager nelle partecipate perché la logica dello spoils system non ci appartiene). Il problema è che il comprensorio della stazione non aveva copertura finanziaria e tempi certi e non aveva senso un’altra opera quando il territorio è stracolmo di immobili pubblici (Provincia e soprattutto Casa Ascoli) che possono dare una risposta. Sul tema sanità la questione è più complessa: la pianificazione, dopo l’approvazione della legge 84, non può essere più gestita territorio per territorio ma rientra nel Piano d’area vasta che dovrà essere preparato dall'Asl stessa, sulla base delle risorse messe a disposizione dalla Regione». Poi la conclusione secca: «Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Ma noi siamo per una sanità pubblica di qualità e confidiamo che anche il peggior sordo possa prima o poi guarire».

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