Lutto
«I controlli non ci sono e si danneggia la collettività»
CARRARA. «Sono quattro anni che denuncio che le entrate del Comune, relativamente al marmo, sono troppo basse, perché calcolate sul valore medio della produzione di ogni cava stabilito dai tecnici...
CARRARA. «Sono quattro anni che denuncio che le entrate del Comune, relativamente al marmo, sono troppo basse, perché calcolate sul valore medio della produzione di ogni cava stabilito dai tecnici del Comune, cioè su qualcosa che non corrisponde ai reali valori del mercato del marmo»: così ha iniziato il suo intervento in consiglio comunale Giuseppe Scattina, ex consigliere di maggioranza poi passato al gruppo misto. «Dopo anni - aggiunge - vediamo che, oggi, finalmente, i "valori medi" sono stati ritoccati al rialzo. Questi ritocchi dovrebbero garantire entrate notevolmente superiori nella casse comunali (6-7 milioni di euro in più all'anno) a dimostrazione evidente che, fino ad oggi, il Comune ha introitato molto meno di quanto avrebbe potuto e dovuto. In altre parole, la politica fiscale del Comune, sulle cave, ha danneggiato la collettività. Se questa giunta, da quando esiste, avesse ricalcolato, come sarebbe stato doveroso, il valore delle produzioni delle cave, sulla base dei valori effettivi di mercato del marmo, il Comune avrebbe introitato svariati milioni di euro in più». E aggiunge: «Perché è inutile ripeterlo, la cave sono della collettività e se qualcuno paga meno del dovuto, lo toglie ai cittadini e a chi ha bisogno. Non voglio entrare, in questo momento, in merito al nero, alle dichiarazioni alle pese dove ogni produttore si autocertifica ed è controllore di se stesso, all'evasione fiscale che arriva al 70% (parola del Procuratore della Repubblica Giubilaro), alle terre che non vengono rimosse, ma servono a fare scendere il valore medio della produzione di marmo, ai danni gravissimi e irreversibili all'ecosistema, alla strada dei marmi che gli industriali fanno pagare interamente alla collettività, soprattutto quelli che approfittando dei cosiddetti "Beni Estimati" non pagano neanche i diritti di concessione. Ho controllato, cava per cava, le schede tecniche comunali, dove vengono stabiliti i valori medi di produzione. Ho riscontrato l'esistenza di cave, dove la produzione di blocchi pregiati di prima scelta arriva appena all'uno per cento. Ci dobbiamo credere? Perchè se fosse vero questo dato, il dovere del Comune sarebbe di farle chiudere. Insomma il valore medio del marmo, cava per cava, è un modo per mettere i cavatori di marmo nella condizione di non pagare quanto sarebbe dovuto effettivamente, sulla base, si badi bene, delle regole dell'economia liberista dominante e della libera concorrenza. Con il marchingegno del valore medio, il mercato risulta truccato a esclusivo svantaggio della collettività. Tanto più che non esistono veri controlli. Quando i camion arrivano alle pese sulla bolla di accompagnamento compare quanto il produttore ha deciso di far figurare: un blocco di prima scelta, può figurare tranquillamente come di seconda o perfino informe, e arrivato al piano può essere venduto al nero, a tre quattro volte il valore dichiarato Così per le scaglie che possono facilmente essere spacciate per terre, perché tanto i controlli non ci sono. Ripeto quello che ho detto da anni: il marmo deve pagare per il valore di mercato che ha, e questo è possibile solo se si istituirà un servizio di controllo totale sulle produzioni».
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