Il Tirreno

I cinesi portano graniti e “Van Gogh”

di Alessandra Vivoli
I cinesi portano graniti e “Van Gogh”

Un tour fra gli spazi espositivi presenti alla Marmotec Nello Shandong nasce una vetrina permanente del lapideo

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CARRARA. I loro stand, uno accanto all’altro nel padiglione B (quello dedicato al marmo) rappresentano una delle novità della Marmotec. Ma di interazione, almeno nei corridoi della fiera, se ne è vista ben poca.

Gli operatori cinesi, portando avanti contatti avviati già da tempo dalla Imm, sono arrivati dai distretti lapidei con l’obiettivo di farsi conoscere e, soprattutto di suggellare un accordo importante, quello che prevede una fiera permanente dedicata a marmo, macchine per la lavorazione della pietra e per l'edilizia in Cina, nello Shandong, una provincia da 100 milioni di abitanti specializzata nell'estrazione e nella lavorazione di marmo e granito.

Il protocollo d'intesa - siglato proprio in avvio di Marmotec - conferma la collaborazione con gli operatori che arrivano dalla Cina e che, nella fiera apuana, hanno cercato di portare anche la loro impronta.

E se i “boss” hanno già lasciato Carrara, gli operatori ammettono che da Marmotec si aspettavano un po’ più di gente. Insomma la fiera in tono minore- o meglio della sobrietà come si preferisce chiamarla fra gli stand - ha colpito anche gli addetti ai lavori cinesi. Ma il loro sforzo per creare un’area espositiva di richiamo l’hanno fatto eccome. Ecco allora che, da una parte campeggiano le lastre di granito cinese: sono esposte alla maniera apuana, con dietro una gigantografia dei distretti lapidei di provenienza.

Dall’altra ci sono stand che espongono le riproduzioni di celebri dipinti di Van Gogh, ad esempio il suo autoritratto. A fianco soprammobili improbabili (comunque è sempre questione di gusti): rane di pietra dura che spuntano da blocchi di quarzo. Enormi composizioni floreali di onice.

Insomma uno spaccato di puro spirito cinese in una fiera che, anche a livello di souvenir, appare decisamente low profile.

A portare la “macchia di colore” ci hanno pensato i cinesi. E a chi si avvicina allo stand , o meglio alla fila di stand, per chiedere informazioni su quello strano connubio di riproduzioni di dipinti illustri e centro tavola originali e fantasiosi la risposta è sempre la stessa: «Ci dispiace, non sono in vendita».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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