Il Tirreno

«Miracolo se il proiettile non ha ucciso»

«Miracolo se il proiettile non ha ucciso»

I Ris intervengono nel processo che vede alla sbarra l’ex guardia giurata Alberto Tonarelli. La vittima scoppia in lacrime

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MASSA. «Considerata la distanza dalla quale è stato esploso il colpo e viste le caratteristiche del proiettile che ha raggiunto all’addome la vittima, anche noi che abbiamo fatto le prove balistiche stentavamo a credere che il signor Ottavio Ciuffi fosse ancora vivo. Quel tipo di cartuccia, camiciata per essere ancora di più devastante, non lascia scampo di solito a chi viene colpito. Invece ha attraversato il corpo e non ha leso alcun organo vitale. Incredibile davvero, ma siccome il signore è qui in questa aula (e si è costituito parte civile, facendosi rappresentare dall’avvocato Enzo Frediani) ci dobbiamo credere». A parlare è un maresciallo dei Ris dei carabinieri di Roma, Stefano Ghirardi, il sottufficiale che ha eseguito gli accertamenti sulla Smith&Wesson 357 Magnum che Alberto Tonarelli ha usato premendo tre volte il grilletto. Un colpo era quello camiciato, gli altri due invece erano a pallini e uno è andato anche a segno (all’altezza della gola). Il colpo più pericoloso è stato deviato dalle inferriate del cancello che delimitava le due proprietà, e questo ha letteralmente salvato la vita a Ciuffi.

Oltre al maresciallo dei Ris a spiegare al collegio presieduto dal giudice Giovanni Sgambati (a latere i colleghi Trinci e Congiusta) quello che era successo nel luglio del 2013 in località Campareccia sono intervenuti anche il tenente colonnello Stefano Nencioni e il luogotenente Arturo Minoliti. Ufficiale e sottufficiale hanno ricostruito quello che hanno scoperto durante il loro intervento sulle alture di Massa.

Tonarelli, ex guardia giurata, dopo l’ennesima discussione con Ciuffi, aveva preso la sua Smith&Wesson e aveva sparato contro il suo dirimpettaio, titolare di un distributore di metano. Lo aveva colpito al volto e all'addome facendolo stramazzare al suolo. Tonarelli quando era stato arrestato dai carabinieri aveva spiegato che la rivoltella era caricata a pallini. Ma invece i tecnici hanno appurato che nel caricatore c’era anche un proiettile vero, come ha confermato Ghirardi ieri in aula. L’anziano aveva detto agli inquirenti che, siccome viveva vicino ai boschi, usava l’arma per sparare agli animali e alla vipere se si avvicinavano a casa sua. Tonarelli aveva anche raccontato di una lite per un albero a confine tra i due terreni. Ed è stata quella la causa scatenante l’alterco finito a pistolettate, per chi ha condotto le indagini. Lui voleva tagliare qualche ramo perché faceva ombra al suo orto, Ciuffi non era d'accordo. La lite era degenerata.

L’ex vigilante aveva detto di trovarsi nel giardino e di essere rientrato perché minacciato dal dirimpettaio. Spaventato, una volta in casa ha preso la rivoltella e l’ha usata per difendersi. Una versione che però non ha trovato conferme: per gli inquirenti aveva sparato in un impeto di rabbia. Senza essere minacciato.

I suoi legali però insisteranno molto su questo punto. Gli avvocati Rinaldi e Brizzi inizialmente avevano proposto un patteggiamento di quattro anni, ma il sostituto procuratore Dello Iacono, che aveva ereditato il fascicolo dal collega Vito Bertoni, si era opposto. E quindi il gup non aveva potuto fare altro che rinviare a giudizio l’indagato. Adesso l’accusa è rappresentata dal sostituto procuratore Roberta Moramarco. L’episodio è avvenuto poco distante da Pian della Fioba. Lì i due protagonisti della vicenda abitavano da circa trent’anni. E si detestavano da tempo. Tonarelli e la moglie però quella casa l’avevano messa in vendita e si erano trasferiti in città, salendo ogni tanto per godersi il fresco e seguire l’orto. Quell’orto che secondo l’ex guardia giurata - avevano raccontato ai giornali alcuni conoscenti - rimaneva troppo ombreggiato per alcuni rami che, dal terreno di Ciuffi, si protraevano sul suo. E per questo chiedeva a Ciuffi di tagliarli. Motivo che accendeva la discordia, praticamente tutte le volte che si incontravano. Fino a quegli spari. (d.d.)

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