Il dolore
«Ora serve vigilanza repressiva»
L’annuncio di Maura Pellegri (Asl) al convegno della sicurezza tour di Anmil
CARRARA. Istituzioni locali e studenti delle scuole superiori hanno accolto ieri mattina in piazza XXVII Aprile, all’ombra del monumento ai caduti sul lavoro, la “carovana” del Tour per la sicurezza sul lavoro di Anmil. Un viaggio da 4 mila chilometri in 40 tappe per alzare il livello di attenzione sui rischi nei luoghi di lavoro. «Ci tenevamo particolarmente a passare da qui, perché dall’inizio dell’anno hanno perso la vita già tre lavoratori»: Bruno Galvani, presidente fondazione Anmil, ha spiegato così le ragioni che hanno spinto la carovana dell’Associazione nazionale mutilati e invalidi del lavoro inserire nelle tappe del suo tour nazionale anche Carrara. I dati snocciolati ieri mattina nel corso del convegno tenutosi in sala di Rappresentanza hanno confermato se mai ce ne fosse bisogno tutte le preoccupazioni di questi mesi. Il sindaco di Carrara Zubbani si è fatto portavoce delle istanze dei lavoratori del lapideo sollecitando il sottosegretario alla Giustizia Cosimo Maria Ferri ad attivarsi per inserire la “categoria” nella lista dei mestieri usuranti. «Nel 2015 abbiamo avuto 1000 incidenti mortali sul lavoro e 1500 decessi da malattie professionali. Per fermare questa strage serve un cambiamento culturale» ha spiegato Paolo Bruschi, presidente dell’Anmil di Massa-Carrara appellandosi agli studenti degli Istituti Tacca e Barsanti presenti in sala. Una sollecitazione in parte già recepita dalla Scuola del Marmo che, ha annunciato la dirigente Anna Rosa Vatteroni, produrrà un book in progress digitale dedicato proprio alla sicurezza che sarà a disposizione di studenti e insegnanti. «Il pericolo si annida soprattutto nell’illegalità ecco perché abbiamo riattivato il gruppo per l’emersione del lavoro nero» ha dichiarato il viceprefetto Giuseppe La Rosa, mentre Paolo Bedini di Cna, ha auspicato un «cambio di mentalità anche negli appalti dove sempre più spesso di risparmia alla voce sicurezza».
Nicola Del Vecchio, della Cgil, ha toccato il delicato tasto dei ritmi di lavoro ricordando che «a fronte di aziende in cui la produzione per addetto è pari a 700 tonnellate l’anno, in altre imprese si schizza a 2500 tonnellate l’anno» mentre Andrea Bigozzi, medico del lavoro, impegnato anche presso la cava 171, quella del doppio incidente mortale di aprile, si è commosso ricordando i due cavatori deceduti e ha confessato: «Sono stanco di andare ai funerali, serve un cambiamento culturale». Incisiva come sempre la responsabile del servizio Prevenzione Asl, Maura Pellegri: «gli incidenti del 2015 avrebbero potuto essere evitati se fossero state rispettate le norme sulla sicurezza» ha ribadito, affermando «che adesso, per fermare la scia di sangue nel lapideo servono una vigilanza repressiva e controlli a tappeto». (c.ch.)
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