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Il libro: Rosi e la “lezione delle cose” di Ettore Guatelli

VILLAFRANCA. Un preside-scrittore e un maestro che ha lasciato il segno nella didattica e nella cultura italiane. Fabrizio Rosi è il preside scrittore: è lui il curatore de “La lezione delle cose-Etto...

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VILLAFRANCA. Un preside-scrittore e un maestro che ha lasciato il segno nella didattica e nella cultura italiane. Fabrizio Rosi è il preside scrittore: è lui il curatore de

“La lezione delle cose-Ettore Guatelli si racconta”, intervista inedita del 1981 che il maestrro Guatelli rilasciò a Rosi.

Il volume è stato presentato al museo Guatelli, nel verde a ridosso delle colline di Ozzano Taro, in una giornata a cui hanno partecipato anche diverse persone provenienti dalla Lunigiana, da Carrara, dal Parmense.

Mentre si affolla lo spazio dove è prevista la presentazione, all'esterno, sotto l'alto portico, si sta allestendo lo spettacolo dei burattini, mentre gli "Amici di Ettore" aprono la cantina e dispongono all'aperto i tavoli per chi vuole bere e mangiare qualcosa sotto un sole invitante, quasi da estate. Introduzione all'opera è stata curata dal direttore del Museo, Mario Turci, che ha illustrato il libro sottolineandone l'importanza per chi vuole conoscere Ettore Guatelli, il maestro che ha messo insieme una sterminata raccolta di oggetti della cultura contadina ma non soltanto. Il direttore ha evidenziato la necessità di un libro come La lezione delle cose che mancava fra le pubblicazioni del Museo. Dopo gli interventi della professoressa Caterina Siliprandi che ha espresso soddisfazione per essere giunti alla pubblicazione del libro di Fabrizio Rosi, da tempo atteso, del direttore Turci, il professor Mario Calidoni, ex-ispettore ministeriale, si è soffermato soprattutto sulla scuola, evidenziando la figura di Guatelli maestro del quale è stato collega quando era maestro.

«Il libro - afferma Rosi - si presenta in una forma volutamente compatta con alcune foto che riguardano Ettore, Ettore e i bambini nel Museo e poi altre che fanno parte delle oltre 200 foto che documentano i 4 incontri, presso il Museo, con fabbri, motoaratori, contadini, falegnami e poi la carbonaia e infine il canto popolare con Bruno Pianta. A breve sistemerò anche questo materiale perchè fu una bella stagione del Museo che merita di essere conosciuta. Come ho scritto ho lasciato parlare Ettore e non sono intervenuto modificando le sue parole. Ho trascritto la registrazione, perchè chi ha conosciuto Ettore lo potesse ritrovare nelle sue espressioni, nel suo modo particolare di esprimersi, con le ripetizioni, le sue perentorietà. Ettore nel raccontarsi si sofferma in particolare sulla sua attività di docente e ovviamente sul Museo o meglio sull'utilizzo didattico della sua Raccolta. Si avverte un modo di concepire la scuola che oggi sembra lontana». (c.b.)

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