Il Tirreno

Mazzoni: le elezioni sono una sfida a due

Mazzoni: le elezioni sono una sfida a due

E il candidato Battaglia insorge: «In lizza siamo quattro e noi non abbiamo paura del confronto»

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PONTREMOLI. Ancora una volta Francesco Mazzoni prova a “stanare” la sindaca Lucia Baracchini per organizzare con lei un dibattito in vista delle amministrative. L’invito arriva in forma aperta: «Da mesi ti chiedo un confronto pubblico sul futuro di Pontremoli.Tu hai sempre rimandato, dicendo che lo avremmo fatto una volta presentate le candidature. Bene. Adesso ti chiedo di mantenere l’impegno». Un confronto a due che il candidato sindaco di “Open Pontremoli” motiva così: «Al di là del politichese, è evidente che la scelta che i pontremolesi saranno chiamati a fare il 5 giugno sia fra me e te. Non solo: fra i quattro candidati siamo gli unici due che vengono dai banchi del consiglio comunale, tu come sindaco, io come capogruppo di opposizione. Senza nulla togliere al signor Battaglia e al signor Lollo, loro non sono stati protagonisti delle grandi questioni che ci hanno occupato negli ultimi anni, dalla sanità alle biomasse, dall’eolico all’urbanistica». E per questo è importante - sostiene Mazzoni - che i pontremolesi sappiano «che cosa vogliamo fare e che cosa abbiamo fatto? Credo che ogni cittadino debba avere la possibilità di vedere, ascoltare, sapere». Ovviamente sarebbe un primo confronto poi, sottolinea Mazzoni, «ci saranno altre occasioni per confrontarci tutti insieme, con gli altri due candidati. Però, adesso, chiedo a te un confronto pubblico, sui temi amministrativi che abbiamo trattato in consiglio comunale e su ciò che proponiamo per il futuro». E per uno strano paradosso, il primo a rispondere non è la sindaca, ma uno dei candidati esclusi, ovvero Umberto Battaglia della lista “L’Altra Pontremoli”:«Abbiamo letto con molta sorpresa l’invito che Mazzoni ha inviato al sindaco uscente». Le prossime elezioni - evidenza Battaglia - non sono «un confronto a due ma a quattro. È limitante e sconfortante leggere righe che ci escludono da un ipotetico tavolo solo perché negli anni scorsi non eravamo sui banchi del consigli. Non temiamo di parlare dei nostri programmi e progetti. Crediamo, a differenza di Mazzoni, che tutti debbano essere protagonisti, ma forse sono concetti che non sono molto familiari a chi non è abituato ad avere a che fare con una vera squadra». (r.s.)

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