Il Tirreno

Scaglie di marmo, un nuovo colosso per quattro milioni di tonnellate di detriti

di Alessandra Vivoli
Scaglie di marmo, un nuovo colosso per quattro milioni di tonnellate di detriti

Il consorzio delle scaglie sarà costituito ufficialmente fra una quindicina di giorni. Non in tempo per Marmotec, ma comunque proprio durante la fiera si lavorerà sulle rifiniture di statuto e regolamento che verranno poi presentati ai soci, più o meno tutti gli iscritti a Assindustria.

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CARRARA. Una svolta storica e un business da 3 milioni e mezzo di tonnellate di scaglie di cui Sam e cooperative ne gestiranno oltre due milioni.

Il consorzio delle scaglie sarà costituito ufficialmente fra una quindicina di giorni. Non in tempo per Marmotec, ma comunque proprio durante la fiera (che inizierà mercoledì prossimo) si lavorerà sulle rifiniture di statuto e regolamento che verranno poi presentati ai soci, più o meno tutti gli iscritti a Assindustria.

Un grosso progetto che vede fra i capofila la Sam e le cooperative e nasce sotto l’egida della Confindustria con la regia dell’ex presidente Giuseppe Baccioli. Ma, alle spalle c’è una lunga storia, che prende le mosse da lontano, molto lontano. Tanto che per capire meglio la situazione, pre-consorzio, bisogna pure scomodare la storia di uno dei colossi del marmo apuo versiliese, la Imeg.

La partita delle scaglie. Cominciamo dal principio. Le scaglie, derivato della lavorazione in cava, facevano parte del “pacchetto cave” quando ques’ultime erano della Sam, nella gestione Ferruzzi-Panzavolta (siamo nel 1992). Fu proprio quest’ultimo, come amministratore delegato del colosso del marmo, a decidere di “spinoffare”, o meglio far fuoriuscire tutti i diritti relative alle scaglie dalla società che conservava le cave mentre trasferiva la partita delle cave ad un’altra azienda costituita ad hoc, la Tecnolapidei. A Panzavolta interessava infatti il business dei detriti in vista della desolforazione delle centrali a carbone.

Con il fallimento Imeg, nell’aprile del 1998, le aziende vennero messe in vendita: la Sam venne rilevata da Marmi Carrara e cooperative mentre la Tecnolapidei passò nelle mani di Mauro Marri, o meglio il professionista che lo rappresentava Giulio Andreani, l’unico imprenditore che si presentò all’asta a Lucca (la Imeg aveva la sua sede legale a San Rocchino in Versilia, per questo a gestire la procedura fallimentare fu il tribunale di Lucca).

L’accordo di Marri per Tecnolapidei. L’imprenditore Mauro Marri acquistò Tecnolapidei e ne passò la metà del pacchetto azionario a Imerys. Per quel che riguarda le scaglie era previsto il pagamento di un canone quasi simbolico a Sam, per la durata di sessant’anni, termine che in un secondo tempo era stato ridotto, tanto che doveva terminare con l’anno in corso, il 2016.

Dal prossimo anno le scaglie gestite da Tecnolapidei tornano quindi nella disponibilità di Sam. È anche in questo scenario che va inquadrato il progetto del maxi consorzio.

Il progetto del maxi consorzio. Un progetto ambizioso destinato a mettere insieme, per la prima volta tutti i concessionari di cave di Carrara e di Massa (in totale sono oltre cento).

L’obiettivo, unico, è quello di valorizzare i derivati dell’operazione di escavazione, non solo i blocchi.

In questa operazione, di cui si stanno mettendo a punto gli ultimi dettagli, sarà fondamentale il contributo delle Università di Torino, Firenze Pisa. Saranno proprio le università a studiare i nuovi utilizzi delle scaglie, o meglio della loro trasformazione nell’anello finale della filiera.

E sono previste, come ha annunciato mesi fa al nostro giornale l’ingegner Baccioli presentando il progetto, ricadute importanti sul piano occupazionale: 100 posti di lavoro entro dicembre 2017 (la società entrerà a regime il 1° gennaio del prossimo anno).

Le congiunture favorevoli. Cento posti di lavoro e una collaborazione che travalica la Foce. Un biglietto da visita di tutto rispetto per un colosso destinato a mettere insieme per la prima volta tutto il mondo del marmo della Confindustria apuana. Le cave di Carrara e di Massa insieme per creare in loco una nuova filiera, quella delle scaglie.

Una sinergia dettata in parte anche dalla nuova legge regionale sul lapideo che prevede la lavorazione “in loco” come elemento necessario e imprescindibile alla coltivazione stessa.

Insomma sono stati messi in fila una serie di elementi e di congiunture (non da ultima il ritorno in possesso di Sam della partita delle scaglie) che stanno dando gambe a un progetto che, sulla carta sembra destinato a dare una accelerata alla filiera del marmo. Partendo dal presupposto che, nel consorzio confluiranno i quasi 4 milioni di tonnellate di scaglie e detriti che sono legati all’escavazione annua delle cave.

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La formalizzazione del consorzio. L’idea era di presentare il consorzio delle scaglie (il nome non è stato ancora definito) durante la imminente fiera del marmo a Marina di Carrara. Ma ad oggi, nonostante lo statuto e il regolamento siano già stati ultimati, manca ancora il passaggio di presentazione a tutti i soci. Proprio per questo motivo la scelta è stata quella di posticipare la presentazione ufficiale del nuovo consorzio fra una quindicina, massimo venti giorni.

Dovrebbero comunque essere rispettati i tempi per l’entrata a regime della società che, come da progetto, è prevista con l’avvio dell’anno prossimo. Una partita, questa, molto importante, visto che vi sono legati i primi posti di lavoro.

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