Il Tirreno

Il ministro Orlando nel carcere di Massa «L’arte è inclusione»

Il ministro Orlando nel carcere di Massa «L’arte è inclusione»

È stata presentata nella casa circondariale apuana la rassegna artistica che coinvolgerà tutti i detenuti di Italia

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MASSA. Dare all’arte un’altra funzione: quella di essere il cordone ombelicale alla realtà. Lei che invece è sempre servita per evadere da quella realtà, dai suoi connotati materialisti e pragmatici. No, per una volta l’arte servirà per appigliarsi alla vita. È questo l’obiettivo principale di “Arte dal carcere: verso il futuro”, una rassegna di arti visive per detenuti promossa dal tribunale di Massa, in collaborazione con la casa di reclusione apuana, l’associazione Amici del museo Ugo Guidi Onlus e l’associazione Aics solidarietà di Massa Carrara, e che riguarderà tutti i carceri italiani. Il progetto è stato elaborato da Enrica Frediani e presentato ieri nel carcere di Massa alla presenza del ministro alla Giustizia, Andrea Orlando. Ma non solo: dal procuratore capo, Aldo Giubilaro, al sindaco di Massa, Alessandro Volpi, per arrivare al vescovo, monsignor Giovanni Santucci, erano presenti tutte le autorità civili, militari e religioso. Perché in fondo è da qui, da Massa, che parte un progetto pilota che punta tutto alla cultura come mezzo di inclusione sociale. Perché, come ha detto il vescovo, «non si possono abbassare le mura del carcere, ma si possono alzare le gambe dei carcerati».

E l’obiettivo di questa rassegna, come ha spiegato la presidentessa del tribunale di Massa, Maria Cristina Failla, è proprio questo: allungare le gambe dei detenuti, permetter loro di avere occhi sul mondo durante la loro detenzione. «Serve - commenta una Failla emozionata - per creare un mondo parallelo, che sia davvero il collegamento tra il dentro e il fuori, dal momento che queste persone fuori ci torneranno. Abbiamo pensato che il linguaggio dell’arte fosse quello giusto».

In cosa consiste questa rassegna? In sostanza vengono invitati tutti i detenuti di Italia a creare opere d’arte. Queste poi verranno inviate a una commissione tecnica formata da esperti e presieduta da Donatella Failla, direttrice del Museo d’arte orientale Edoardo Chiossone di Genova e professoressa di storia dell’arte dell’Asia orientale, sempre a Genova. La commissione valuterà i lavori dei detenuti (a titolo gratuito) che poi saranno esposti nel tribunale di Massa. «È anche un modo - continua la presidentessa del tribunale - di abbellire i nostri corridoi bianchi e spogli».

L’iniziativa prevede una collaborazione con Poste italiane a cui è stato richiesto uno speciale annullo filatetico celebrativo della rassegna. La vignetta verrà disegnata da uno dei detenuti scelto dalla commissione esaminatrice.

Un progetto salutato con favore dallo stesso ministro alla Giustizia. «Abbiamo avviato un progetto - commenta davanti ai detenuti Orlando - per ripensare il carcere, soprattutto l’organizzazione del tempo all’interno del carcere. Vogliamo abbattere quel modello che tende alla passività, a lasciare il detenuto a far niente tutto il giorno. Crediamo che il tempo debba essere impiegato per la futura reintegrazione nella società. E questa rassegna è un esempio».

E poi il monito agli enti locali. «Devono avere più coraggio di fronte a possibili polemiche - incalza - e lanciare progetti di impiego dei detenuti nella realizzazione di opere pubbliche. A Milano - continua - lo hanno fatto con Expo ed è stato interessante, sia per i detenuti, sia per la società che beneficia del loro lavoro».

L’inaugurazione della rassegna, con la selezione delle opere selezionate, avverrà il 6 novembre, giornata che Papa Francesco ha dedicato alla Misericordia.

Melania Carnevali

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