Sicurezza
Baraonda, chiesti 19 anni di carcere
Pesante requisitoria della pm (che però chiede l’assoluzione per Alessio Mazzi). Le difese: nessuna prova
MASSA. Sei anni e sei mesi per Andrea Mazzi (già condannato a 30 anni di carcere per il duplice omicidio di Natale); stessa pena per Andrea Benedetti; sei anni per Elisa Mazzi; assoluzione per Alessio Mazzi, fratello di Elisa e Andrea. Sono le (pesanti) richieste di condanna formulate dalla pubblico ministero Alessia Iacopini per la rissa al Baraonda della fine di maggio del 2013. Assoluzione per tutti, perchè “non c’è prova concreta” dei reati che vengono loro contestati, replicano le difese nell’arringa conclusiva. Il prossimo 20 maggio, la sentenza. Si avvicina così il giorno decisivo il lungo processo per quella notte di violenza e far west locale di via Stradella, notte che costò a Nicholas Bertelloni, colpito al volto da una seggiolata, lesioni permanenti a un occhio.
Ieri mattina in tribunale, davanti al collegio presieduto dal giudice Ermanno de Mattia (a latere Fabrizio Garofalo ed Elisabetta Congiusta) si è chiuso il dibattimento, con le richieste di condanna avanzate dalla pubblica accusa e con le arringhe della difesa. Se per la pm Iacopini, in forza di quanto ricostruito in aula, è certo e provarto che i fratelli Elisa e Andrea Mazzi e Benedetti – ma non Alessio Mazzi – parteciparono alla rissa e sono dunque colpevoli di lesioni aggravate e tentata estorsione (questa seconda contestazione riguarda presunte minacce al titolare del locale), per gli avvocati difensori quelle prove proprio non ci sono. «I testimoni dell’accusa non soon credibili, hanno proposto versioni dei fatti parziali, discordanti e contradditorie», ripetono l’avvocato Enzo Frediani, che difende i Mazzi e l’avvocato Walter Mattarrocci, legale di Benedetti. E, siccome le responsabilità penali sono personali – è la loro tesi – non è sufficiente la loro partecipazione a quella notte “agitata” al Baraonda per condannarli.
«Le stesse dichiarazioni di Andrea Bonucelli – dice Mattarrocci, riferendosi alla deposizione del quinto giovane finito a processo e uscitone mesi fa patteggiando la pena di un anno e sei mesi e ascoltato in questo procedimento come teste – scagionano il mio assistito. E Bonuccelli aveva detot in aula: «Quando mi picchiavo con Nicholas ero da solo, testa a testa con lui. Mi aveva offeso e volevo vendicarmi. Gli altri ragazzi che erano con me? Se uno si picchia testa a testa nessuno deve intervenire. È una regola della strada». Ma Mattarrocci tenta anche di screditare il valore delle testimonianze di Michele Bardazzi, titolare del Baraonda, buttando là che la sua versione possa essere stata condizionata dal fatto che il consigliere comunale del centrodestra Stefano Benedetti, padre dell’imputato Andrea, stava conducendo una campagna politica per la chiusura del suo locale e che quindi avesse un “interesse” ad accusare Benedetti junior.
Va poi al nocciolo del processo l’avvocato Frediani: «Fu Bonuccelli a colpire Nicholas, questo è pacifico. Se anche i fratelli Mazzi hanno partecipato, hanno colpito quel giovane, devono essere condannati. Ma non c’è una prova, non una testimonianza certa. Perciò devono essere assolti».
Claudio Figaia
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