Il Tirreno

Ronde “soft” nei quartieri, ecco il Controllo di vicinato

Una delle manifestazioni contro i furti
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Una delle manifestazioni contro i furti

La giunta Volpi vara il protocollo per la formazione di volontari anti criminalità e anti degrado urbano. I comitati dei cittadini: bene, era quello che chiedevamo

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MASSA. Chiamiamole ronde “buone”: niente plotoncini di “sceriffi” di quartiere in giro per le strade, niente pettorine di riconoscimento nè vaghi richiami a formazioni militaresche. No, questi sono i “Gruppi di controllo del vicinato, tutto tam-tam sui social e sui telefonini, zero “giustizia fai da te”. A volerli è la giunta Volpi che ha approvato giusto ieri il protocollo di intesa per fare partire l’operazione “Controllo del vicinato”: un progetto basato sulla collaborazione fra cittadini (e fra questi e le forze dell’ordine) che ha l’obiettivo dichiarato di contribuire al contrasto della criminalità e anche del degrado urbano e di dare maggiore sicurezza – reale e percepita – ai cittadini alle prese con furti, scippi, e anche episodi di maleducazione e inciviltà.

Il protocollo prevede la costituzione di “Gruppi di controllo di vicinato” formati da cittadini, i cui nomi verranno comunicati alla polizia municipale. I componenti di questi gruppi, la delibera della giunta lo sottolinea con forza, “non dovranno essere espressione di partiti o movimenti politici, nè di organizzazioni sindacali nè di essere ad alcun titolo riferibili ad essi”.

Ma cosa faranno in concreto? Si impegneranno, in sostanza, a tenere gli occhi aperti su quel che succede nei loro quartieri; e a tenere contatti fra vicini. Del tipo: “ho visto un’auto sospetta in via tal de tali, guarda se passa anche sotto casa tua...”. “Sta suonando l’allarme nella villetta dei tizi, sai se sono rintracciabili?...” “Ci sono dei tipi che stanno scaricando spazzatura in un campo...”. I controllori non dovranno tuttavia prendere iniziative, anche questo lo sottolinea in modo esplicito il protocollo, se non comunicare attraverso il 112 o il 113 il centralino dei vigili urbani, alle forze di polizia le informazioni raccolte. «Astenendosi in ogni caso dall’assumere comportamenti incauti e imprudenti che potrebbero determinare situazioni di pericolo per se medesimi o per altri».

Il Comune, dal canto suo, metterà dei cartelli nei quartieri interessati, che serviranno in a segnalare la presenza di questo tipo di controllo: un deterrente. Si impegnerà, inoltre, a organizzare incontri pubblici sul tema sicurezza, ad attivare la polizia municipale. I coordinatori delle “ronde buone” saranno formati dalle forze di polizia tramite incontri promossi dalla Prefettura; carabinieri e polizia faranno la loro parte creando un rapporto costante con i gruppi dei controllori e “aumentando la visibilità della propria presenza sul territorio negli orari ritenuti anche dai cittadini come più critici”.

Niente a che vedere, insomma, con le ronde leghiste o a quelle in versione massese proposte e organizzate da Stefano Benedetti a cui il sindaco Alessandro Volpi si è sempre detto contrario. Piuttosto, un tentativo di promuovere “una sicurezza partecipata” sul territorio senza in alcun modo sostituirsi alle forze dell’ordine.

Il protocollo di intesa deve adesso essere sottoscritto dalla prefettura e ottenere l’adesione di questura, carabinieri e Gdf.

Intanto, arrivano i primi commenti – e sono positivi – dei promotori dei comitati per la sicurezza che si sono formati in città. «Bene, siamo soddisfatti, il “Controllo di vicinato” era quel che chiedevamo. L’idea di mettersi tutti insieme per contrastare le attività criminali basandosi sulla collaborazione e la solidarietà è un tentativo nuovo, bello e civile per una migliore vivibilità dei nostri quartieri», dice Galeano Fruzzetti, responsabile del Comitato dei cittadini di Poggiolo.

«Non ho ancora avuto modo di leggere il protocollo varato dal Comune, ma già mi sento di dire che la cosa è positiva: siamo di fronte a un’apertura del Comune alle nostre esigenze. Quella di aumentare la sicurezza e il coinvolgimento dei cittadini è una necessità», aggiunge Tamara Viaggi, responsabile del comitato di San Carlo.

Il Controllo di vicinato è del resto anche una richiesta avanzata a suo tempo al sindaco da Alfonso Baldi, presidente del gruppo "Insieme contro i furti", che in propostio aveva detto: «È come avere 700 telecamere viventi, occhi di cittadini sempre vigili, sempre in contatto tra loro, che controllano entrate e uscite dal quartiere, segnalando persone sospette. Il meccanismo è rodato e dove funziona i furti si sono ridotti fino al 50% e oltre».

Claudio Figaia

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