Sicurezza
L’addio a Letizia, operatrice del museo della Resistenza
Aveva 49 anni ed era molto conosciuta a Montignoso. Stroncata da una malattia, stava per laurearsi a Pisa
MONTIGNOSO. Il tempismo (im)perfetto, l’arroganza di un destino che ti porta via a un passo dal traguardo, dal coronamento di un sogno per cui si è sudato tutta una vita. Letizia Giorgini, nota operatrice museale di Montignoso, se ne è andata giovedì sera, a 49 anni, a un passo dalla laurea. Le mancava solo un esame per finire quel corso in lettere antiche in cui aveva messo l’anima. Uno solo. E poi il cassetto si sarebbe schiuso per liberare un sogno. Ma il cancro non glielo ha permesso. Se l’è portata via prima, in un lampo.
La malattia le era stata diagnosticata appena due mesi fa. Ma era già a uno stadio avanzato. I medici dell’ospedale Apuane hanno capito che per lei non c’era più nulla da fare, così l’ultimo mese di vita lo ha trascorso al centro per le cure palliative a Marina di Massa, circondata dall’affetto del personale medico, degli amici e dei parenti.
Letizia, o Titta come tutti la chiamavano, lascia il fratello Lino, noto architetto di Montignoso nonché ex assessore all’Ambiente della Provincia di Massa Carrara, e Francesca, artista, anche lei nota nel comune. I Giorgini d’altronde sono una delle famiglie storiche e più conosciute del territorio. Il padre, Pietro, è stato il primo geometra della zona. E tutti conoscevamo quella famiglia, con il gene della cultura, del sapere, come pochi altri.
E Titta di sapere ne aveva parecchio. Ha passato una vita intera immersa nei libri. Amava soprattutto gli autori classici. Erano il filtro attraverso cui cercava di capire una realtà sempre troppo complessa per chi cerca di andare a fondo nel sapere, per chi cerca di mettere un po’ di ordine in una vita confusa.
Ha frequentato il liceo classico Rossi di Massa, da dove ne è uscita con il massimo dei voti. Sembrano dietro l’angolo quegli anni del liceo per i compagni di classe che su Facebook adesso la ricordano come «una giovane studiosa» e «la persona più colta che abbia mai conosciuto».
Viveva a Piastra e lavorava al museo della Resistenza dell’Anpi, a Montignoso. Il tempo libero lo impiegava leggendo, studiando, facendosi trascinare nella vita degli antichi autori greci e latini.
Frequentava anche l’università, a Pisa: lettere antiche ovviamente. Tutti 30: era la migliore anche lì. Un percorso di studio non lineare, interrotto da varie vicissitudine della vita, ma che stava per finire. La laurea era lì, a un passo. Le mancava un esame solo.
Ma poi è arrivata la malattia. Così fulminante, così repentina, così maledetta. Se l’è portata via subito. Non le ha lasciato nemmeno il tempo di aprire quel cassetto dove aveva custodito il sogno.
Giovedì pomeriggio, fuori dall’hospice di Marina di Massa, gli amici aspettavano di incontrarla, speravano in un miracolo perché non erano pronti a dirle addio. Il miracolo non c’è stato. Titta se n’è andata, a 49 anni, lasciando i suoi fratelli nello sconforto totale.
I funerali verranno celebrati sabato 14 maggio alle 15, nella chiesa santa Maria della rosa a Capanne.
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