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E domani torna «Sui sentieri della distruzione»

E domani torna «Sui sentieri della distruzione»

CARRARA. Una passeggiata ad alta quota per osservare la “distruzione”, quella delle Alpi Apuane. Torna domani “Sui sentieri della distruzine” la manifestazione ne «sui luoghi dello scempio...

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CARRARA. Una passeggiata ad alta quota per osservare la “distruzione”, quella delle Alpi Apuane. Torna domani “Sui sentieri della distruzine” la manifestazione ne «sui luoghi dello scempio ambientale delle nostre montagne» organizzata dal coordinamento apuano (che raggruppa diverse associazioni ambientaliste del territorio) e giunta alla sua settima edizione.

Questa volta verrà realizzata, a Carrara, nell’ambito degli Stati generali delle Alpi Apuane in programma per oggi a Pietrasanta.

I partecipanti si ritroveranno alle 9.30 al piazzale dell’Uccelliera a Campocecina, punto panoramico di notevole impatto sui bacini estrattivi di Carrara, e da qui muoveranno in direzione della Foce Pianza alle pendici del Monte Sagro, cima sacra alla città di Carrara, ma «divorato - come fanno sapere gli organizzatori - dalle cave che producono per oltre il 90% detriti e sassi destinati alle multinazionali del carbonato di calcio». È in zona Parco Alpi Apuane, «in un’area che dovrebbe essere tutelata e valorizzata nelle sue peculiarità naturali - continuano - mentre, invece, è oggetto di un’attività estrattiva che non si limita solo a non produrre il “marmo bianco”, l’unica finalità consentita nelle Alpi Apuane, ma svolge una continua azione impattante e destabilizzante per il territorio limitrofo per la necessità di avere una rete infrastrutturale per il trasporto dei detriti a valle».

In questo punto ci sarà un momento di riflessione, prima che i partecipanti riprendano il cammino lungo un sentiero boschivo con possibilità di salire al Monte Borla, antecima di notevole bellezza panoramica, per poi arrivare ai prati di Campocecina e al rifugio Carrara dove è previsto il raduno finale e lo scioglimento della manifestazione. Sui sentieri della distruzione continua le manifestazioni iniziate nei lontani anni ’70 (avvio delle procedure per la costituzione del Parco regionale delle Alpi Apuane), e culminate negli anni ’90 con il sigillo posto alle cave del Monte Corchia e del Passo della Focolaccia accusate di inquinare, con sversamenti di idrocarburi, le falde acquifere dell'Antro del Corchia e del Monte Tambura. In tutti questi anni numerose sono state le manifestazioni in vetta. «Purtroppo - dicono - assistiamo ogni giorno alla perdita irreversibile del nostro patrimonio naturale montano, senza rispetto per i crinali, la biodiversità, la qualità dei corsi d'acqua inquinati e in parallelo, con sgomento, registriamo un calo progressivo dell'occupazione nel lapideo e il drammatico aumento degli incidenti mortali in cava e nell'indotto. Crediamo che il nostro territorio possa esprimere un nuovo modello alternativo economico, ecocompatibile e socialmente equo e rispettoso della qualità della vita dei cittadini».

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