La manifestazione
Carrione, si torna alla prima ditta
Il Tar dà ragione all’azienda fermata a seguito di un ricorso sugli appalti. In via Argine Destro verso il nuovo inizio dei lavori
CARRARA. Il Tar della Toscana ha confermato l’esito della gara di appalto per la costruzione del nuovo argine del Carrione accogliendo il ricorso presentato dalle ditte aggiudicatarie che erano state escluse su decisione del presidente di gara. Impresa Scala Santo e Plona Costruzioni, due srl unite in associazione temporanea di impresa, sono a oggi le ditte aggiudicatarie dell’appalto da 2,7 milioni di euro per la ricostruzione dell’argine del Carrione. Il tribunale amministrativo ha accolto il ricorso presentato dalle due società contro l’esclusione decisa dal presidente di gara. Si tratta del contenzioso “amministrativo” che ha tenuto in sospeso, fino a oggi, l’avvio del cantiere di via Argine Destro: qui, nel tratto di sponda crollato sotto la furia del Carrione il 5 novembre del 2014, è prevista la costruzione di un argine nuovo di zecca, secondo il progetto del professor Giovanni Cardinale che prevede un muro in cemento armato lungo 280 metri, alto 7 e largo 1. Il cantiere secondo i piani annunciati dalla Regione Toscana davanti al consiglio comunale di Carrara, a novembre prima e a febbraio poi, avrebbe dovuto essere avviato a marzo di quest’anno, al termine di una gara di appalto curata dalla stessa amministrazione toscana per un’opera da 2,7 milioni di euro. Le procedure però si erano bloccate subito dopo l’apertura delle buste perché il presidente di gara aveva escluso le ditte autrici della migliore offerta, la Impresa Scala Santo S.r.l. e la Plona Costruzioni S.r.l., sulla base di anomalie riguardanti l’organizzazione del lavoro. In particolare era stato contestato che in caso di aggiudicazione alle due srl, a svolgere l’intera opera sarebbe stato «un solo addetto». «Si è trattato di una interpretazione sballata della scheda che conteneva quel dato» spiega oggi Claudio De Portu, il legale che ha assistito le due ditte nel ricorso contro l’esclusione, precisando che in quella sede i suoi assistiti erano tenuti a esplicitare esclusivamente i costi del lavoro, indicando il numero di ore necessarie. «Per semplicità di conteggio tutte le ore sono state imputate a un solo operaio. Posso garantire che nessuno aveva intenzione di costruire il nuovo argine con un singolo lavoratore e che sul cantiere ci saranno tutti gli addetti necessari a rispettare i tempi previsti dalla gara» rassicura l’avvocato aggiungendo che adesso «la Regione può procedere speditamente a far partire i lavori». Anche perché, aggiunge il legale, «il Tar ha percepito l’urgenza dei lavori, optando per una sentenza conclusiva in un'unica udienza e arrivando a giudizio in 30 giorni…non sempre accade». Insomma un mese (e forse di più) di tempo perso per l’interpretazione errata di un documento: nella già lunga vicenda della ricostruzione dell’argine, atteso da oltre un anno e mezzo, questa suona davvero come una beffa. La palla ora è in mano all’amministrazione Toscana: mercoledì scorso le due srl hanno presentato istanza di immediata disponibilità, confermando di essere pronte a partire. Adesso la Regione dovrà verificare adempimenti di gara e rendere l’iter definitivo cosa che non dovrebbe richiedere tempi lunghi. Insomma in via Argine Destro potrebbero arrivare presto mezzi e operai per la gioia dei residenti di Marina di Carrara, che in questi 18 mesi hanno lanciato ripetuti appelli alla sistemazione definitiva di quel tratto di torrente, e per quella delle ditte del polo di villa Ceci, che oltre alle questioni più prettamente legate alla sicurezza, da oltre un anno e mezzo sono costrette a sopportare i disagi della viabilità modificata. Non solo: l’avvio dei lavori servirà anche a placare le polemiche sulla pista attraverso villa Ceci, nella speranza che da qui a due anni, quando è previsto il completamento della nuova sponda, essa venga definitivamente smantellata restituendo a Marina il suo polmone verde.
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