Sicurezza
«Vogliamo una quota fissa di acqua gratis»
Le proposte dei cittadini agli amministratori: «Così soffochiamo». Salgono a 6 mila le firme per uscire dalla società
MASSA. «La gente non ce la fa più. Ma non lo capite? Continuate a mandare bollette a cittadini che non riescono e non possono a pagare - grida Galeano Fruzzetti, tra i promotori del movimento “Acqua alla gola” - ma non capite che la gente non ce la fa a pagare, non ce la fa più». Toni alti, parole di sfogo, di disperazione, accompagnate da decine di persone con la bolletta alla mano ieri pomeriggio all’incontro organizzato dall'amministrazione comunale, con il direttore della società pubblica Gaia Spa, nel tentativo di arrivare in fondo a una questione ormai finita, pochi giorni fa, anche sulla trasmissione televisiva di Mi manda Rai tre: bollette da centinaia e centinaia di euro recapitate a casa di moltissimi cittadini.
«Non possiamo umiliarci - urla Barbara Giorgi, residente a Marina di Massa - né la politica né voi di Gaia potete chiedere di umiliarci. Non ne avete il diritto». In poco più di tre settimane il movimento Acqua alla gola è riuscito a raccogliere 6.000 firme, tutte con un unico obiettivo: uscire dall’azienda pubblica che si occupa del sistema idrico. «Siamo qui con una serie di proposte - continua Alfonso Baldi, uno dei promotori del movimento - proposte che possono attenuare e abbassare le bollette che tutti noi continuiamo a ricevere, ma il punto centrale rimane l'uscita dalla società». Come? «Creiamo una società con un socio unico, il comune di Massa - continua Baldi - oppure una società apuana controllata direttamente dai comuni della nostra provincia. Tutto sarebbe più trasparente, facilmente gestibile e calcolato sulla base delle esigenze del territorio». Ma quello presentato ieri pomeriggio di fronte al direttore dell’azienda è un vero e proprio decalogo: si va dalla richiesta di una quota fissa di acqua gratuita per persona (cento litri) che possa assicurare un livello di vita dignitoso, all’innalzamento della fascia minima prevista per le bollette da 130 metri cubi annui a 190, «lo prevede l’Istat - spiega Baldi - perché è stato abbassato a quel livello?».
Tante le domande emerse durante l’incontro, tanti i chiarimenti che gli abitanti hanno voluto rivolgere all’azienda, tutte legate da rabbia e disperazione, perché «quando una tariffa arriva a superare la metà del tuo stipendio ti domandi come farai a pagarla» interrompe una voce nella sala sbattendo la mano sulla bolletta. Laura, disoccupata, con un figlio di sei anni vive a casa dei genitori e si è vista recapitare un pagamento di 600 euro: «Non abbiamo neanche il terreno da annaffiare - parla con voce scoraggiata Laura de Angeli - è una cosa sproporzionata, ma tanto c’è da pagare. Vivo con mio padre che prende mille euro di pensione, mia madre non lavora, io mi arrangio con le stagioni e quello che trovo durante l'anno. Io e mio figlio usciamo di casa la mattina e torniamo la sera, lavi, prepari da mangiare, insomma le cose di routine...Se dovesse arrivare un’altra bolletta così alta ho detto a mia mamma di staccare tutto. Con tutto quello che c’è da pagare...rimaniamo soffocati». Intanto l’azienda si è detta pronta a raccogliere le proposte avanzate dai cittadini per riuscire a ridurre le tariffe: «Purtroppo - spiega il direttore Paolo Peruzzi - le infrastrutture che noi stiamo gestendo sono infrastrutture che hanno una storia alla spalle, una buona parte di queste sono state costruite decenni e decenni fa, altre non sono state completate, c’è poi un discorso di riqualificazione su quelle presenti». E sull’uscita da Gaia il sindaco Alessandro Volpi è stato chiaro: «Non possiamo. Continuo a ripetere che esiste un vincolo normativo per cui un comune in questo momento non può fare questa scelta. Se serve fare uno sforzo straordinario ci metto la faccia - continua il primo cittadino - l’amministrazione continuerà a fare da filtro con Gaia e questo è un impegno che possiamo prenderci qui stasera. Il tema non è uscire ma come creare le condizioni per modificare il quadro normativo e portare un ridimensionamento della gestione, più funzionale e adeguata alle esigenze del nostro territorio». Ma la battaglia portata avanti dal movimento rimane aperta e la risposta, sembra chiaro ormai, potrà essere soltanto una risposta politica.
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