Il Tirreno

«Non celebrerò unioni gay» Lo strappo della Baracchini

«Non celebrerò unioni gay» Lo strappo della Baracchini

La sindaca fa “obiezione di coscienza”: la legge c’è e deve essere rispettata ma non è obbligatoria la mia presenza. Le opposizioni: sparate demagogiche

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PONTREMOLI. No, non celebrerò unioni civili fra persone omosessuali. Nel giorno della approvazione della legge sulle Unioni Civili, un tema che ha diviso, creato scontri ed opposizioni aspre, anche tra rappresentanti degli stessi partiti, la sindaca Lucia Baracchini diventa “eroina” del fronte del no all’estensione dei diritti di convivenza alle coppie omo. E così per un giorno Pontremoli si è trovata (quasi) al centro dell'agone politico nazionale. Merito (o colpa) delle dichiarazioni che la prima cittadina, Lucia Baracchini, ha rilasciato ad una giornalista del quotidiano La Stampa in cui, così si legge nell'articolo, la sindaca della "Città del Libro" avrebbe manifestato sintonia con le dichiarazioni del candidato sindaco di Roma, Alfio Marchini, su una possibile obiezione di coscienza e rifiutarsi di celebrare unioni gay. Nell'articolo la sindaca avrebbe dichiarato che «non dovrebbe essere compito di un sindaco occuparsi delle unioni gay. Vorrei che ci fosse la possibilità di scegliere e che ci fosse una sorta di obiezione di coscienza che dia ai sindaci la possibilità di scegliere».

Da noi contatta, la sindaca attenua e specifica meglio la sua posizione. «Quelle parole andavano ovviamente contestualizzate – spiega la Baracchini – le mie perplessità riguardano soprattutto le modalità con cui si  giunti all'approvazione della legge. Personalmente non ho difficoltà a riconoscere l'importanza di dare alcune risposte alle istanze di molte persone. Quello che non ho nè compreso nè condiviso è la modalità adottata che è stata una forzatura democratica. Non si possono modificare delle norme, talvolta anche della nostra Costituzione che è la nostra guida, con provvedimenti non condivisi, non ponderati ed analizzati con la dovuta attenzione. E oltrettutto imponendo al Parlamento il voto di fiducia con una forzatura davvero inaccettabile». Purtroppo, prosegue, il governo Renzi «sta andando avanti a colpi di spot, con azioni utili per ottenere facile consenso elettorale (anche in vista del voto sul referendum di ottobre) ma lasciando da parte le questioni primarie del Paese».

Ma se sul metodo la sindaca é molto dura, qualche frecciata la riserva anche al provvedimento in sé: «È una legge che rischia di spalancare delle porte a delle conseguenze a mio giudizio molto pericolose. Da un lato il matrimonio per le coppie omosessuali e, soprattutto, c'è il rischio che in futuro possa riemergere l'ipotesi della stepchild adoction».

Su come si comporterà in caso che una futura coppia gay o lesbica chieda di essere registrata in Comune, la sindaca  ldice: «Se  una legge c'é, è chiaro che questa debba essere rispettata ed applicata. Ma non è obbligatoria la presenza del sindaco».

Inevitabilmente, dato anche siamo in piena campagna elettorale, le dichiarazioni sulla stampa nazionale del primo cittadino hanno suscitato le reazioni dei suoi competitor in vista del voto del 5 giugno. A partire dal suo avversario più accreditato, Francesco Mazzoni: «Anziché fare sparate demagogiche che si commentano da sole, si confronti con me sul futuro di Pontremoli. La invito da mesi ma continua a dire che non ha tempo ma evidentemente ha il tempo per fare dichiarazioni che nulla hanno a che fare con la vita del nostro Comune».

Anche un altro candidato, Umberto Battaglia, commentata con durezza: «Ho preso atto con rammarico della posizione del sindaco. Concordo con lo spirito della legge e ritengo l'obiezione di coscienza verso una legge dello Stato, un atto contrario ai principi di laicit della Costituzione. Se sarò sindaco celebrerò con gioia l'unione tra due persone dello stesso sesso».

Riccardo Sordi

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