Il dolore
«Il mondo del marmo si è imbruttito per i soldi»
Lo sfogo dello scultore Oliviero Bertolaso all’indomani dello sciopero per Carlo «25 anni fa era impensabile andare a lavorare il giorno dopo una tragedia»
CARRARA. «Mercoledì, nonostante lo sciopero di 8 ore del settore e il lutto cittadino i camion che servono le multinazionali del carbonato di calcio hanno viaggiato regolarmente»: la denuncia di Oliviero Bertolaso, scultore e carrarino di adozione.
«Quando sono arrivato, 25 anni fa, non sarebbe mai accaduto. Il mondo del marmo si è imbruttito». L’amore per il marmo l’ha spinto a diventare scultore, a cambiare città e, una volta arrivato a Carrara, a scegliere un’abitazione a ridosso delle cave.
I bacini marmiferi sono diventati la sua seconda casa: per studiare il materiale, scoprirne tutti i segreti, negli ultimi 25 anni ha frequentato assiduamente il mondo del lapideo e i suoi lavoratori. E così mercoledì, quando nel bel mezzo dello sciopero del settore e del lutto cittadino, si è visto transitare sotto gli occhi i camion delle scaglie che servono le multinazionali del carbonato di calcio, Oliviero Bertolaso è stato mosso da un sentimento di sdegno e indignazione. «Non entro nel merito delle questioni relativa alla sicurezza. C’è chi ne sa più di me. Però mercoledì, facendo viaggiare i loro camion, le multinazionali del carbonato di calcio hanno dimostrato che pur lavorando su questo territorio non ne hanno alcun rispetto» afferma lo scultore.
Dopo la morte di Carlo Morelli, l’operaio di 61 anni che ha perso la vita lunedì in segheria schiacciato da alcune lastre di marmo, in concomitanza con le esequie (tenutesi mercoledì) è stato indetto uno sciopero del settore per l’intera giornata (e di quattro ore per le altre categorie) con tanto di lutto cittadino a Carrara e a Massa. Le cave si sono fermate…le multinazionali del carbonato di calcio no.
«Quei camion che facevano su e giù dai bacini hanno confermato che quelle aziende non solo non fanno alcun investimento in questa città, ma non hanno nemmeno alcuna sensibilità verso la storia sindacale, di lotta, degli operai delle cave, che fanno un lavoro duro. Non si sono fermate neppure davanti a una morte. A fronte di profitti milionari hanno ignorato sciopero e lutto cittadino» denuncia Bertolaso, ricordando che queste aziende, «possono viaggiare anche il sabato mattina mentre tutte le altre attività nei bacini sono ferme. In base a quale principio? Me lo dovrebbero spiegare».
E secondo lo scultore, è stato proprio l’arrivo delle multinazionali a cambiare, in peggio, il mondo del marmo: «Quando sono arrivato, 25 anni fa, era impensabile che qualcuno andasse a lavorare il giorno dopo una tragedia. Oggi i cavatori carrarini continuano a rispettare le morti nel settore, e si fermano. Le multinazionali invece non hanno nessun riguardo per quello che accade alle cave» conclude Bertolaso amareggiato dal progressivo imbruttimento di un mondo, quello del lapideo, legato alla continua ricerca del profitto e alla velocizzazione dei ritmi di estrazione che, alzando lo sguardo ai nostri monti, è davvero sotto gli occhi di tutti.
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