Il Tirreno

«Si è toccato il fondo dobbiamo mandare tutti quanti a casa»

di Alessandra Vivoli
Cesare Tazzini
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Cesare Tazzini

Lo sfogo di Cesare Tazzini: io uomo dei poteri forti? Magari ci fossero ancora Giorgio e Giulio Conti

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CARRARA. Un post su Facebook, dedicato a Carlo Morelli, il lavoratore del marmo scomparso a 61 anni sotto le lastre nel piazzale della cooperativa Co.se. luc. E uno sfogo, questa volta oltre il social: «Lascio l’Associazione industriali, basta. Mi hanno sempre legato ai poteri forti. E allora io dico che se i poteri forti si chiamavano Giulio e Giorgio Conti ce ne vorrebbero di poteri forti così. La famiglia Conti qualcosa per la città ha fatto. Questi che fanno? Portano solo via blocchi». Parole dure quelle dell’architetto Cesare Tazzini, 61 anni, ex dipendente dell’Internazionale Marmi macchine, ex amministratore delegato della Progetto Carrara e negli anni Ottanta vice presidente dell’Acp, l’ente che prima dell’Erp si occupava delle case popolari. Da tempo Tazzini gestisce la società Tc&T di cui detiene il 45% , l’altro 45% è dell’ex dirigente comunale Marco Tonelli, il 10% della moglie dello stesso Tazzini.

Il post su Facebook. «Sto pensando a Carlo, sto pensando alle serate passate assieme sulle panchine a Melara tanti anni fa assieme a tanti altri amici. Sto pensando che è ora che finiscano questi omicidi coperti dalle istituzioni preposte ai controlli, sto pensando che abbiamo toccato il fondo, sto pensando che è già iniziata la campagna elettorale per il prossimo sindaco ma che sostanzialmente nessuno dei nostri amministratori fa nulla per frenare questi omicidi ma che tutti tendoni a pararsi il .... Sto pensando che molti credono che io faccia parte di certi poteri forti e me ne vergogno, e non è vero, sto pensando che dobbiamo mandarli a casa, e mi impegnerò per questo».

«Sto pensando a Carlo - prosegue il posto pubblicato su Facebook - Carlo che per il misero stipendio che percepiva è morto, sto pensando che cancellerò l’adesione alla Associazione industriali di cui mi vergogno di aver fatto parte. Ciao Carlo, ti chiedo scusa».

«I miei incarichi? Solo una volta venni indicato dal Pci». Fuori da Facebook Cesare Tazzini si sfoga: «Mi legano sempre ai poteri forti, e ora voglio togliermi qualche sassolino dalle scarpe. Allora appena laureato in architettura ci furono le borse di studio della Imm, condividevo la casa di Firenze con alcuni compagni di studio e la vincemmo in tre. La politica non c’entrava nulla, due miei compagni non erano nemmeno di Carrara». «Un incarico negli anni Ottanta lo ebbi alla vicepresidenza dello Iacp, ai tempi di Badiali - continua - il presidente era Fabio Evangelisti. Quella volta mi ci mandò Luciano Pucciarelli, venni indicato dal Pci». «Alla Progetto Carrara pensano che mi ci abbiano mandato i partiti - prosegue Tazzini - la verità è che sono stato indicato dalle associazioni di categoria, il presidente, che allora era Silvia Dell’Amico, era stato indicato dal Comune. E dopo la Progetto non ho più avuto incarichi pubblici».

«I poteri forti? Ho fatto solo il mio lavoro». Cesare Tazzini parla poi dei rapporti di lavoro che lo avrebbero portato a identificare con: «Li ho avuti con i Conti, è vero, e ho fatto parte della società Edilinvest con Ciro Gaspari - spiega - Ma, lo ripeto, si è trattato di rapporti di lavoro. Sono stufo di sentire queste cose».

«Ecco perché lascio Assindustria». «La decisione la stavo maturando da tempo - comincia col dire Tazzini - Finchè il presidente è stato Alessandro Caro, pur essendo su posizioni diverse, si riusciva a ragionare. Con Baccioli ha preso l’avvento un gruppo di imprenditori, nel consiglio, con cui non ho nulla in Comune. E così è anche ora: fanno tutto loro, e soprattutto, sanno tutto loro».

I rapporti con l’amministrazione. «Con l’amministrazione ce l’ho un po’ anche se più di tanto in questo momento non può fare. C’è un assalto al profitto, alle miniere d’oro. Basta guardare le nostre montagne, io abito a Fontia e lo faccio tutti i giorni: stanno portando via fette di monte, sta cambiando l’assetto delle nostre montagne. Così non si può andare avanti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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