Sicurezza
«Dobbiamo essere sempre sul chi va là»
Nicola Mosti, da 40 anni sul piazzale: in questo mestiere basta poco per incappare in un incidente
CARRARA. Un lavoro faticoso, non solo in termini fisici ma anche e soprattutto dal punto di vista mentale. Sì perché la minima disattenzione, in segheria come in cava, può costare davvero caro. Nicola Mosti, 53 anni, operaio alla LM graniti di Massa non ha dubbi. Lui, nei suoi 40 anni di lavoro trascorsi sul piazzale, ne ha viste davvero tante ed è certo che a fare la differenza, tra la vita e la morte, sia soprattutto il livello di attenzione a quello che si sta facendo. «Basta davvero poco per incappare in un incidente. In questo settore dobbiamo essere sempre sul “chi va là”» spiega. Non tutti ci riescono, non tutti, dice «hanno occhio»: ed è proprio allora che scatta l’infortunio. Comprenderlo non è difficile anche per un non addetto ai lavori. Basta buttare un occhio in un piazzale, avvicinarsi dare un'occhiata, anche solo tendere l'orecchio. Tonnellate di materiale in continuo movimento, file di lastre che pesano quintali appoggiate su uno spessore di qualche centimetro, mezzi che transitano, polvere che si alza e annebbia la vista, macchinari che lavorano e tanto, tanto rumore. Un ambiente difficile, che associato alla fatica di un mestiere prettamente “fisico”, finisce inevitabilmente per incidere negativamente anche sulla "testa" e sul livello di attenzione. «I macchinari ci sollevano dalla fatica fisica ma ci impongono più concentrazione. Bisogna guardare la macchina e al tempo stesso dove si mettono le mani» spiega Mosti. Un orologio dagli ingranaggi ben oleati in cui si rischia però di rimanere pericolosamente incastrati alla minima disattenzione. E poi c’è la “minaccia” più grande, l’eccesso di confidenza, quella a cui si espongono i lavoratori più esperti che magari svolgono le stesse mansioni da anni, spesso da decenni. La scia di sangue che si è riversata sul settore da un anno a questa parte, dimostra che alle cave, come nei piazzali, gli errori si pagano cari, troppo spesso con la vita. E poi c’è il capitolo del rispetto delle norme di sicurezza, quello che secondo molti esponenti delle istituzioni e delle autorità, è la vera nota dolente del pianeta lapideo, quello su cui da un po' di tempo a questa parte è scattato l'allarme: «Siamo noi operai i primi a dover rispettare le prescrizioni perché è nel nostro stesso interesse» commenta lapidario Mosti. (c.ch.)
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