Il Tirreno

«Automatizziamo tutto»

di Alessandra Vivoli

Pellegri (Asl): non devono più essere gli uomini a movimentare le lastre

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CARRARA. «Basta uomini attorno alle lastre, la movimentazione in segheria deve essere automatizzata. È l’unica strada».

A caldo, dopo il tragico infortunio costato la vita al sessantunenne Carlo Morelli, l’ingegner Maura Pellegri, da trent’anni responsabile del servizio prevenzione e sicurezza sui luoghi di lavoro dell’Asl, aveva lanciato un appello: «Siamo in pochi a fare i controlli, così non ce la facciamo più a monitorare monte e piano».

Pellegri: in segheria serve una svolta. L’ingegner Pellegri, a mente fredda, annuncia quella che, dall’alto della sua grande esperienza e professionalità, è la svolta necessaria per il mondo del lapideo, al piano.

«Abbiamo compiuto un lungo percorso, e lo abbiamo fatto insieme agli imprenditori e agli operai - comincia col dire la Pellegri - O si arriva alla movimentazione automatizzata delle lastre, come ormai succede in tanti altri settori, oppure non se ne esce». Insomma quello che serve, per la responsabile del servizio prevenzione e sicurezza dell’Asl, è un ulteriore passo avanti. Un modo completamente nuovo per le operazioni di carico e scarico che vengono svolte in segheria. È proprio durante una di queste, lo scarico di alcune lastre da una carrello, che il lavoratore interinale della cooperativa Co.se .luc, è stato travolto da altre lastre, stoccate poco distante.

«Si tratta di una manovra abituale, di una procedura che nelle segherie non dovrebbe incorrere in pericoli. Purtroppo - continua la Pellegri - non è così e allora bisogna cambiare passo».

«Automatizziamo tutto». L’ingegner Pellegri parte da una ricostruzione, plausibile (le indagini sono ancora in corso) di quanto avvenuto lunedì mattina nel piazzale della cooperativa di via Martiri di Cefalonia.

«Fra le ipotesi al vaglio c’è quella che il lavoratore non avesse l’imbragatura si sia impigliata nelle lastre accanto al carrello e queste lo abbiano travolto». Eppure, durante questa manovra di movimentazione, la procedura standard esiste e, assicura l’ingegner Pellegri è stata cambiata,e migliorata nel corso del tempo.

«Una volta gli infortuni più frequenti accadevano all’interno dei container dove si è arrivati a non prevedere la presenza dei lavoratori perché trovare le modalità di sicurezza all’interno di un container è davvero complesso - spiega - Poi ci sono state le battaglie per le gru a cavalletto, che costituivano un pericolo durante la movimentazione».

Ma al piano, in segheria, il percorso per la messa in sicurezza avviato dall’Asl negli ultimi anni è andato avanti a suon di piccole rivoluzioni che, questo lingegner Pellegri lo mette in evidenza, sono state recepite dal settore.

«Ecco cosa abbiamo cambiato al piano». Al centro dell’attenzione ci sono le lastre. Proprio quei pezzi di marmo che, in un’operazione di carico e scarico, possono spezzarsi, o muoversi: con esiti tragici come quello di lunedì scorso che è costato la vita a Carlo Morelli.

«Le procedure sono state fatte e rifatte - continua la Pellegri - e dalle gru a cavalletto si è arrivati prima al pulsante attaccato al cavo, per muovere le lastre e infine al radio comando che consente di rimanere più lontano dalle imbragate stesse».

E non è finito, il lavoro dell’Asl è andato oltre. «

C’è stata tutta la partita dei cavalletti in cui vengono posizionate le lastre - prosegue l’ingegnere dell’Asl - che ci ha portato ad averli doppi in ogni segheria, e a ridurre i blocchi dalle cinque o sei fila di qualche anno fa alle due di oggi. Ma forse, anzi certamente, visto quello che continua a succedere, tutto questo non basta. E allora bisogna cambiare passo e automatizzare tutto, fare in modo cioè che non ci siano uomini intorno alle lastre nel momento che vengono caricate e scaricate. Questa è la strada e del resto la movimentazione completamente automatizzata avviene anche in altri settori, quindi può essere applicata anche al lapideo». Infine dall’ingegner Pellegri un appello agli imprenditori: «Le regole ci sono e vanno fatte rispettare. In che modo? Se gli operai del piano, ad esempio, non indossano il caschetot obbligatorio, devono essere sanzionati. Non si può chiudere un occhio».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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