Il Tirreno

«Sbagliato pensare solo al profitto»

«Sbagliato pensare solo al profitto»

La riflessione della Diocesi prende lo spunto dall’ultimo incidente mortale in cava

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CARRARA. «L’ufficio diocesano di pastorale sociale e del lavoro manifesta grande preoccupazione nel constatare il persistere di difficoltà e possibili inadempienze da non garantire la stessa sicurezza dei cavatori». È la riflessione che la Diocesi di Massa Carrara fa a nemmeno un mese di distanza dall’ultima tragedia in cava, quella dove hanno perso la vita due operai, e che arriva poco prima dell’ultimo incidente che scuote il mondo del marmo. Quello di Carlo Morelli, morto ieri mattina in un laboratorio di Massa.

«Papa Francesco - si legge in una nota- ci invita a considerare che “quella del lavoro è una sfida che interpella in modo particolare la responsabilità delle istituzioni, del mondo imprenditoriale e finanziario. È necessario porre la dignità della persona umana al centro di ogni prospettiva e di ogni azione. Gli altri interessi, anche se legittimi, sono secondari. Una responsabilità sociale affidata, quindi, alle stesse istituzioni, attraverso una chiara funzione di controllo ed alle imprese, chiamate a promuovere maggiori investimenti a tutela dell'ambiente ed offrendo condizioni di lavoro in sicurezza e salvaguardia della salute». Parole quelle dell’ufficio diocesano, condivise pienamente dal vescovo. «È chiaro, poi - continua la nota- il riferimento di Papa Francesco ad una logica del profitto che non può essere il prioritario filo conduttore di ogni attività lavorativa e, ancor più, se la stessa dovesse riguardare campi dove possa essere messa a repentaglio la stessa incolumità del lavoratore. C’è da considerare che, a causa della massiccia richiesta dei nostri marmi ed in particolare i più pregiati, le operazioni lavorative sono spesso eccessivamente accelerate anche per rispondere adeguatamente al ritmo imposto dai sempre più efficienti mezzi tecnologici. Questa mutazione del metodo di escavazione, finalizzato ad una maggiorazione della produzione e che contrasta, peraltro, con la riduzione degli addetti al settore, presuppone un'efficienza psico-fisica che, qualche volta, si perde a causa dell'avanzamento dell'età. Appare, quindi, decisamente incomprensibile la ragione per la quale il mestiere di cavatore non sia riconosciuto come usurante e, quindi, non in grado di potersi avvalere della legge attraverso la quale sia possibile accedere alla pensione dopo 35 anni di lavoro».

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