Attenzione
IL COMMENTO: RIPARTIRE DALLA LOTTA AL NERO
Trasparenza, legalità, ritmi più umani: questa è la strada
Ora che i giovani non lavorano quasi più, a morire sono le persone esperte. La Spoon River del ricchissimo mondo del lapideo apuano, ci racconta di sei padri di famiglia morti in nove mesi: 46 anni Bruno Maggiani, nella canicola di fine agosto 2015 precipitato giù da una bancata alle cave. 46 anni Nicola Mazzucchelli, colpito alla testa da una perlina di filo diamantato trasformata in proiettile implacabile, sempre alle cave il 23 novembre. 52 anni Stefano Mallegni, schiacciato fra due lastre l'11 dicembre in un laboratorio di trasformazione dei blocchi estratti al monte, a poche centinaia di metri dal luogo della tragedia di ieri mattina. Il 14 aprile, una valanga di migliaia di tonnellate nel bacino di Gioia, anfiteatro naturale trasformato in cimitero a cielo aperto, ha travolto Federico Benedetti, 46 anni, e Roberto Ricci Antonioli, 55 anni. Il sangue corre ma il marmo è in continua crescita, ha passato indenne la crisi del 2008 e anzi, mentre gli altri comparti segnavano il passo, il distretto di Carrara marciava a ritmi di doppia cifra l'anno. Tra il 2015 e il 2014, come spiega l'ultimo report curato da Internazionale Marmi e Macchine - Carrarafiere, l'export del comprensorio è salito dell'11,04 per cento, a 535 milioni di euro, solo per i lavorati. Per non parlare dei blocchi, dove ogni statistica come sappiamo è inficiata dal fenomeno della sottofatturazione messo in luce dall'inchiesta sul "nero alle cave"; una stima prudenziale, considerando che ormai i prodotti più ricercati dai vip di Hollywood e dai magnati globali viaggiano sui seimila euro a tonnellate (e forse per il miglior statuario e calacatta non bastano più nemmeno) è di un business da almeno 700 milioni euro l'anno. Cifre monstre. Dalle Apuane ogni anno scendono circa cinque milioni di tonnellate di materiale, fra blocchi più o meno pregiati destinati all’export istantaneo o alla lavorazione in loco, e detriti trasformati in carbonato (per dentifrici, industria cartaria, farmaceutica, riempimenti, mangime per polli e così via). Cinque milioni di tonnellate, un quinto del traffico annuale del Brennero.
[[atex:gelocal:il-tirreno:massa:foto-e-video:1.13441968:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.iltirreno.it/massa/foto-e-video/2016/05/09/fotogalleria/marmo-di-carrara-un-altro-morto-sul-lavoro-1.13441968]]
E gli addetti? 900 circa nelle cave di Carrara, un addetto per ogni mille tonnellate di blocchi, un addetto (sempre lo stesso) per altre 4mila tonnellata a testa di detrito. Insomma, ogni cavatore, l’uno per l’altro, in un anno vale 5mila tonnellate circa di materiale estratto. Con macchinari sempre più sofisticati, a ritmi sempre più accelerati. E al piano? In provincia, secondo statistiche recenti, gli occupati sono 2.200: le lavorazioni sono più sofisticate (taglio, resinatura, lucidatura e così via), e anche il valore aggiunto è più alto. Gli Stati Uniti, storicamente il mercato più ricco (e soprattutto ora che gli Emirati Arabi e la Russia sono un po’ in calo) hanno pagato, fra il 2015 e il 2014, il marmo lavorato il 29,83% (proprio così, circa il 30%) in più rispetto all’anno precedente, a oltre 2mila euro la tonnellata. Il momento è d’oro, e come sanno gli imprenditori, il ferro va battuto finché è caldo. Ed ecco che allora la corsa all’escavazione è forsennata, e anche il ritmo nella trasformazione diventa sempre più serrato: c’è il container da riempire, la nave in partenza, il cliente che preme. Il tutto, però, con ambienti di lavoro ad alto rischio, quali le cave di Carrara e i laboratori o “segherie” (dalla segagione dei blocchi), dove basta un attimo di distrazione, o un passo falso, e il marmo o il granito, con il loro enorme peso (provate ad alzare un posacenere di marmo per capire l’altissimo peso specifico) non lasciano scampo. E a volte è proprio l’esperienza a tradire: quando, per abitudine o per la fretta, non si indossa il caschetto, o si prende la scorciatoia per andare verso il muletto, oppure non ci si lega con la cinghia. O si va sotto un monte interessato da un progetto di messa in sicurezza.
[[atex:gelocal:il-tirreno:massa:cronaca:1.13448953:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/massa/cronaca/2016/05/10/news/il-lavoro-si-ferma-domani-per-l-addio-a-carlo-1.13448953]]
Tutte procedure che dovrebbero essere non solo scritte su manuali ma messe in pratica tutti i giorni. E qualcuno dovrebbe controllare che i piani di coltivazione al monte siano rispettati, e che le procedure al piano siano seguite: ma chi?
Il Comune di Carrara ha annunciato che il personale dell’ufficio marmo salirà da sei a otto persone, l’Asl ora, dopo il sesto morto, lancia un appello e chiede più delle attuali venti persone (che devono coprire ogni tipo di cantiere di lavoro, da Pontremoli a Montignoso). Il presidente Enrico Rossi ha annunciato una task force stile Prato. Ma con ritmi simili, e una quota di migliaia di tonnellate pro capite così alta, l’impressione è che serva un altro tipo di cambio di passo.
[[atex:gelocal:il-tirreno:massa:cronaca:1.13441641:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/massa/cronaca/2016/05/09/news/marmo-di-carrara-un-altro-morto-sul-lavoro-1.13441641]]
Epocale e culturale: a partire dagli stessi lavoratori, dai sindacati. Iniziando a far emergere davvero, una volta per tutte, il nero, che fra l’altro finisce per danneggiare gli imprenditori onesti e scrupolosi: perché un’economia che si sviluppa anche se in parte con un simile tarlo di illegalità, sarà anche un’economia d’oro, ma ha in sè un enorme punto debole. Trasparenza, legalità, ritmi più umani, controlli certi. Questa è strada per non dover più piangere altri padri di famiglia.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
