Il dolore
I sindacati: non è fatalità
«Un interinale non dovrebbe svolgere certe mansioni». «Omertà nel lapideo»
MASSA CARRARA. «Siamo distrutti, ci viene a mancare la speranza». Paolo Gozzani, segretario provinciale della Cgil, è tra i primi ad arrivare ai cancelli della segheria di via Martiri di Cefalonia dopo l’ennesimo incidente nel mondo del marmo. Appare scosso, commosso. Ma non perde la lucidità. E la sua analisi è senza sconti. «Bisogna rompere quel muro di omertà che troppe volte ci troviamo davanti, alzato dai datori di lavoro e dagli stessi lavoratori. Ma bisogna reagire. Il primo riguarda la sicurezza, anche se non possiamo essere certi della dinamica dell'incidente; si sono staccate delle lastre di marmo che avrebbero dovuto essere legate con una cinghia. Forse la cinghia si è rotta o forse erano state legate troppo lente. Io spero che Morelli non fosse solo nelle manovre di movimentazione del carrello che trasporta le lastre, lo accerterà la magistratura».
Ma c’è per anche un problema di competenze, per Gozzani: «Può un lavoratore interinale avere certe mansioni? Noi crediamo che certi tipi di lavorazione debbano essere eseguite da operai assunti, esperti e garantiti: un lavoratore interinale, con poche garanzie e la paura di essere sostituito, non dovrebbe avere certe responsabilità in un cantiere».
«Insistere sulla formazione e la cultura della sicurezza e rivedere le norme sui pensionamenti, perchè dopo i 60 anni certi lavori forse sarebbe giusto non doverli fare». È la prima reazione, insieme all’espressione di «grande dolore e vicinanza affettuosa alla famiglia», di Giacomo Bondielli, coordinatore del settore lapideo per la Filca-Cisl Toscana alla nuova tragedia. «Siamo affranti - dice Bondielli - ancora un morto a appena 15 giorni dalla tragedia di Colonnata. Dalla dinamica di quanto accaduto stamani, per come è stato possibile ricostruirla finora, emergerebbe che qualcosa non è stato fatto secondo i canoni della sicurezza. Purtroppo, talvolta, a tradire i lavoratori è la eccessiva confidenza con una lavorazione che si conosce. E quindi dobbiamo insistere ancor più sulla formazione e la cultura della sicurezza, che sono basilari in settore come questo, molto pericoloso. Le procedure da rispettare salvano vite». E poi - aggiunge il sindacalista Filca - «forse dovrebbero essere davvero riviste le norme per la pensione. La vittima aveva 61 anni e, a quanto abbiamo saputo, già molti anni di contributi. E lavori così, oltre i 60 anni sono doppiamente pericolosi. Infine, e anche qui ci ripetiamo, bisogna dissolvere la cappa di omertà che permea il settore lapideo. Spesso anche noi sindacalisti non riusciamo a farci raccontare com’è andata o come avvengono certe lavorazioni. Se vogliamo uscire da questa situazione ci vuole più trasparenza».
«È una guerra - dice con rabbia Francesco Fulignani, segretario della Feneal Uil di Carrara, un altro sindacalista che di cavatori marmisti morti sul posto di lavoro ne ha visto ormai troppi – Non ci sono più parole per descrivere la situazione che viviamo qui a Carrara. Abbiamo già avuto incontri con il presidente Rossi, il quale ha preso impegni per quanto riguarda il lavoro in montagna. Ed ecco che oggi arriva un'altra notizia che invece riguarda la lavorazione a valle. È impossibile andare avanti così, serve davvero l'impegno massimo di tutti per arginare questo stillicidio».
«Nuovo incidente mortale nel mondo del marmo: ancora morte, ancora, oggi, un morto – scrive Andrea Figaia, segretario provinciale della Cisl su Facebook – Immagini: dal Far West al verismo siciliano? Massa Carrara: di nuovo un passo indietro nella quotidianità ottocentesca. Quanto conta una vita per tanti Mazzaro?»
Intervengono anche i sindacati regionali. «Esprimiamo profondo dolore e cordoglio, siamo vicini alla famiglia. È evidente che nella zona del marmo c'è una situazione straordinaria da affrontare: tutte queste morti non sono fatalità. Per questo facciamo nuovamente appello a tutti i soggetti interessati - dagli imprenditori alla istituzioni - a mettere in campo tutto il possibile per combattere la piaga degli incidenti sul lavoro». Lo afferma Dalida Angelini, segretaria generale di Cgil Toscana.
Giulia Bartoli, segretaria Fillea Cgil Toscana, afferma: «Non è il momento delle parole ma dei fatti. Il tema sicurezza riguarda l'intero comparto. Il 28 aprile abbiamo chiesto un incontro alla Regione presentando le nostre proposte, stiamo ancora aspettando la convocazione come categorie regionali e invitiamo il presidente della Regione Enrico Rossi a procedere il più celermente possibile».
Dall’agosto scorso a oggi – dice il segretario Feneal Uil della Toscana, Ernesto D'Anna, sono 6 le vittime nel comparto marmo a Carrara. C'è evidentemente da intervenire nella organizzazione del lavoro, intensificare i controlli dei servizi ispettivi, incrementare la formazione e la prevenzione, modulare il sistema sanzionatorio in base alla gravità delle inadempienze fino alla revoca della concessione».
Claudio Figaia
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