Il Tirreno

Disoccupato, invalido, 56 anni: in pensione nel 2028

Massimo Braglia
Michele Castaldi
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Michele Castaldi

Carrara, lo sfogo di uno nostro concittadino: «La mia unica colpa è che mi ha colpito un ictus quando già ero senza lavoro»

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CARRARA. «Una volta a rate ci compravo solo la macchina: adesso sono costretto a pagare a rate anche le bollette, quando ci riesco. Mi domando se non è giusto che anch’io abbia diritto a vivere in modo dignitoso».
È uno sfogo amaro, e una storia esemplare quella di Michele Castaldi, un nostro concittadino di 56 anni che ha iniziato a lavorare in segheria a 14 anni, appena finita la scuola media. Poi un ictus sette anni fa ha bloccato tutto: aveva già 35 anni di contributi, oggi sarebbe in pensione, e invece l’Inps gli ha comunicato che deve aspettare ... il 2028!

Spiega Michele Castaldi in una lettera aperta: «Sono nato a Carrara il 12 dicembre 1959, purtroppo da qualche anno sono disoccupato e invalido civile con il 75 per 100 e in più portatore di handicap secondo l’articolo 3, comma 3, Legge 104/1992; diciamo che non sono messo molto bene. Vorrei capire perché avendo lavorato ininterrottamente per più di 30 anni in una segheria di marmo e granito non posso richiedere ciò che mi spetterebbe, sia come invalido sia come lavoratore, cioè la pensione anticipata; è un diritto che si acquisisce e che nessuno dovrebbe bloccare con leggi assurde come l’età che io non ho, avendo solo 56 anni e la legge dice almeno 63. Oppure - aggiunge - non avrei dovuto essere stato disoccupato nel momento del riconoscimento della mia invalidità». E si sfoga: «Ora vorrei porgere una domanda: l’icuts dovevo farmelo venire mentre ero al lavoro per usufruire di ciò che ho versato e sudato? O cambiamo questa legge assurda? Io sono una persona ignorante che ha sempre lavorato e studiato poco e quel poco l’ho imparato vivendo ma sono anche tenace e non mi fermerò davanti a nulla». Michele spiega di avere una famiglia da mantenere, una casa da finire di pagare e «lotterò con quello che posso e non posso davanti a questa ingiustizia sociale, secondo lo stato italiano io dovrei vivere della pensione di invalidità di 290 euro? In piu ho moglie e due figlie».

Il nostro concittadino racconta di aver provato a rivolgersi anche al sindaco «ma inutilmente, non sono riuscito a parlargli né nel primo né nel secondo mandato». «E ora mi rivolgo pubblicamente all’Inps, mi rivolgo a chi sostiene che ci sono aiuti sociali verso le persone che hanno perso il lavoro come me; e mi rivolgo a Gaia, il nostro fornitore d’acqua, l’acqua un bene di prima necessità che dovrebbe essere gratis per certe fasce sociali e invece io pago fatture di 100-150 euro; come anche l’energia elettrica e il gas che devo pagare normalmente e sui quali ho sconti irrisori. Tutto questo purtroppo non accade solo a me ma a molte altre famiglie nella mia città, una città morta». Ha anche un problema con Equitalia: «Con Equitalia ho un debito di non molto, 400-500 euro che adesso non potrò pagare; finché sono riuscito ho pagato a rate, ho fatto presente del mio momento difficoltoso non ho ricevuto risposta su come poter risolvere pur presentando tutta la documentazione e l’Isee di invalidità; insomma mi sembra di essere contro i mulini a vento, non vedo vie d’uscita».

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Ma come categoria protetta non avrebbe diritto a un lavoro? «Lavoro per categorie protette? - ribatte - C’è? Esiste? Ho fatto domanda anche come "becchino", ho fatto domanda all’Amia. Niente: sicuramente qualcuno aveva più bisogno di me, voglio pensare. La mia unica colpa è quella di avere avuto un ictus dopo che la ditta in cui lavoravo ha chiuso». E conclude: «Potrei scrivere un libro su questi miei ultimi anni di vita. Un’ultima cosa, ringrazio la Caritas e l’Associazione onlus di Marina di Carrara le uniche che veramente cercano di aiutare come possono, poi per il resto non ringrazio e non ringrazierò più nessuno per avermi tolto il mio diritto cioè l’essere un cittadino che viva dignitosamente».

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