Sicurezza
«Meglio essere imprenditrici che lavorare per qualcuno»
In piazza Aranci le storie delle mamme apuane che hanno aperto un’attività Sonia: mia figlia sempre con me. Irene: senza maternità, ma non pago baby sitter
MASSA. Alida è una fotografa e il primo dei due figli lo ha avuto a 32 anni quando l’attività era avviata da tempo. Le acque le si sono rotte proprio nel suo negozio, mentre stava lavorando. «Ho chiesto a tutti di uscire, ho chiuso il negozio e sono andata all’ospedale», racconta. Sonia invece ha una società di animazione per bimbi. Quando è rimasta incinta ha perso il lavoro (gestiva due supermercati) e si è reinventata buttandosi nella sua passione: il mondo dei bimbi. E adesso si porta dietro la figlia di appena 3 anni in giro per le feste e i compleanni. «Le maestre - racconta - dice che così facendo ha sviluppato delle grandi doti di coordinamento e socievolezza». Chiara infine ha un negozio di abbigliamento e cosmesi ecosostenibile. Ha una laurea in scienze delle comunicazione, ma ha aperto un’attività «perché era difficile - spiega - trovare lavoro nel mio settore con una figlia».
Sono tre delle donne che hanno partecipato ieri pomeriggio a “Mamma e Impresa. Le donne del territorio si raccontano”, l’evento organizzato dal comitato di imprenditoria femminile della Camera di Commercio, in occasione della festa della mamma, proprio per far parlare loro: le mamme imprenditrici, le donne che ce l’hanno fatta a conciliare la loro vita di donne indipendenti con biberon e pannolini. Con fatica, sacrifici, momenti di isterismo e disperazione totale. Perché non è facile fare tutto, non è facile essere mamme presenti, che allattano, che non si perdono la prima parola, il primo passo, che accompagnano il piccolo a scuola e poi lo passano a riprendere. Mamme che cucinano, stirano, preparano la cena e nel frattempo danno consigli sul primo fidanzato. Non è facile, dicevamo, essere mamme e contemporaneamente lavoratrici. A maggior ragione se imprenditrici e sole. E allora ecco che Alida, Sonia, Chiara, ma anche Irene,Alberta e Maura, diventano il simbolo di una formula vincente, le loro storie diventano il cavallo di battaglia di un universo femminile pieno di risorse.
Chiara Bardi, 38 anni, ha aperto il suo negozio a Marina di Carrara, Kyart, nel 2012. La bimba, Mina, aveva 1 anno. «Non è stato facile il primo anno - racconta - anche perché la bimba andava a un nido privato e costoso. E stando tutto il giorno in negozio poi la vedevo poco. Ma poi ho iniziato a portarmela in negozio. Avere un’attività permette anche una certa flessibilità».
Irene Serbandini di figli ne ha due, Rebecca di 8 anni e Asia di 10 mesi. Laureata in archeologia, ha mollato il lavoro in uno studio legale poco dopo aver avuto la prima figlia. «Nonostante un dipendente abbia più diritti rispetto a un libero professionista - spiega - spendevo tutto lo stipendio in baby sitter, lavorando otto ore». E allora ha aperto la sua attività di assistenza tecnica per riscaldamento a pellet e condizionament. «E le bimbe- spiega - me le porto dietro».
Alberta Carmone ha la tabaccheria De Angeli a Massa e un figlio. «Non ne ho mai fatto un altro - racconta - perché non è come essere dipendenti e avere la maternità. Da libero professionista con dolori o il pancione devi andare a lavorare».
Maura Fiorentini ha due figlie e una società di catering, la Maele snc. «Quando lavoravo come dipendente e facevo le stagioni - ricorda - non le vedevo mai. Ora me le porto dietro e mi aiutano anche nel lavoro».
Alida Vatteroni è entrata nel negozio col fratello, Foto Studio ciak di Marina di Carrara, giovanissima. Poi ha avuto i figli. «Se non ci fosse mio fratello - spiega - sarebbe complicato. Quando dovevo allattare a volte scappavo dal negozio e tornavo al volo».
Sonia Spadoni ha aperto una società per animazione per bimbi appena rimasta incinta. «Mia figlia - racconta - è entrata nel mondo dell’animazione a due mesi e ancora ora è sempre con me. Averlo fatto prima...».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
