Il Tirreno

La replica di Franciosi: «Nessuna distorsione sulla sicurezza in cava»

di Melania Carnevali
La replica di Franciosi: «Nessuna distorsione sulla sicurezza in cava»

L’uomo che ha segnalato le condizioni di lavoro sulle Apuane «Era una denuncia generica, non era rivolta alla mia ditta»

3 MINUTI DI LETTURA





CARRARA. «Nessuna distorsione: il mondo alle cave è come l’ho descritto. Ma sia chiaro: io non mi riferivo alla Sam, la società per cui lavoro. Lei è una delle poche che rispetta la normativa sulla sicurezza. Io mi riferivo alla gestione delle cave in generale a Carrara». Riccardo Franciosi è il cavatore che ha avuto il coraggio di abbattere il muro di omertà che protegge le cave Apuane. Durante il sopralluogo della commissione parlamentare d’inchiesta alla cava Antonioli (dove hanno perso la vita, nemmeno un mese fa, due cavatori), ha guardato in faccia i senatori e ha detto loro tutto ciò che non funziona alle cave, ha provato a dare una spiegazione sul perché in cava si continui a morire. I ritmi di lavoro massacranti, gli straordinari, la stanchezza. E poi le condizioni climatiche: il freddo, la pioggia. Momenti in cui le cave si dovrebbero fermare e invece nulla - secondo il cavatore - lavorano lo stesso (non tutte, chiaramente). E infine i controlli: che non ci sono.

Denunce che, poi, si allineano perfettamente con quelle alzate da altre figure che hanno adesso il faro puntato sulle cave, come la Procura, i parlamentari, i Comuni e addirittura l’Inail. Un po’ tutti, durante il tavolo istituzionale che ha preso vita in Prefettura a margine del sopralluogo dei senatori in cava, hanno puntato il dito sulla mancanza di sicurezza.

Ma quando a dirlo è un cavatore fa più rumore. E così l’intervista rilasciata da Franciosi al Tirreno nei giorni scorsi ha sollevato un’ondata di repliche. A partire dal presidente di Assindustria, Erich Lucchetti, il quale ha risposto al cavatore sulle condizioni di lavoro al monte, sostenendo che «tutti sappiamo - ha detto- che, salvo forse eccezioni che andrebbero puntualmente segnalate, la realtà è esattamente un’altra e che di norma, quando le condizioni atmosferiche non sono tali da consentire di operare in sicurezza, l’attività delle cave si ferma».

Anche la Sam, la ditta dove lavora lo stesso Franciosi ha risposto con secche smentite. Ma su questo punto il cavatore è stato chiaro: il j’accuse non era rivolto alla sua ditta.

«Io mi trovo bene nella cava dove lavoro - spiega Franciosi - È una delle poche dove le normative di sicurezza vengono rispettate: dove con il ghiaccio si smette di lavorare e con la pioggia si aspettano le due ore per capire se continua a piovere o se smettere, dove gli straordinari sono facoltativi e non obbligatori. Io non posso lamentarmi di certo della mia situazione. Parlavo in linea generale del lavoro dei cavatori».Franciosi lavora alla cava Calocara, la più alta del bacino Miseglia. Nelle stesse cave dove a novembre dello scorso anno è morto Nicola Mazzucchelli, colpito in testa da una perlina del filo diamantato. E poco lontano da dove, nel 2012, a perdere la vita era stato Lucio Cappè, schiacciato da un blocco di marmo. Di colleghi Franciosi ne ha seppelliti tanti. Di rabbia ne ha altrettanta.

Per questo ha voluto dire la sua durante la visita dei senatori. «Nell’80% delle cave non vengono rispettate tutte le normative sulla sicurezza - ribadisce il cavatore - C’è chi lavora con il ghiaccio, chi obbliga a fare straordinari, chi pretende che i lavoratori siano sempre più veloci e produttivi. Io, lo ripeto, sono stato fortunato. Ma non tutti i miei colleghi lo sono».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Lutto

Addio a Fabio Vantaggiato, direttore generale di Gesam Reti

di Redazione Lucca