Sicurezza
Donne vittime della violenza. «Dormo e ogni notte mio marito mi punta contro il fucile»
La donna viveva nel terrore, il figlioletto teneva un cuscino sugli orecchie perché temeva il colpo. Le storie al Cif raccontate da madri e bambini. Un altro bimbo con i genitori tossici: «Maestra, a casa mia mandami l’esercito»
CARRARA. «Sei una maestra? Tu a casa mia ci devi mandare l’esercito. L’esercito ci devi mandare». Lo ha detto un bambino di appena sei anni alla dirigente dei servizi sociali del Comune di Carrara, Daniela Tommasini. E lei lo ha raccontato all’evento “Il cuore delle donne” organizzato dall’evento del Centro italiano femminile Carrara (Cif) e finanziato dal Cesvot.
«Quel bambino me lo ricordo bene - ha raccontato la dirigente - Era stato lui a chiamare il 113 perché la mamma e il suo fidanzato non si alzavano da letto. I carabinieri erano andati a casa e lo avevano trovato vestito di tutto punto, con lo zaino in spalla: voglio andare a scuola, mi dovete portare a scuola. Invece lo avevano portato da noi, ai Servizi sociali. La madre e il fidanzato erano invece finiti in ospedale per overdose».
Una storia, una delle tante storie della violenza “assistita dai bambini”. Il Comune di Carrara su questo tema specifico nel 2006 ci ha fatto una ricerca, con il progetto Dafne (nel 2003 ce n’era stato un altro con Urban, su “Quello che le donne non dicono” ed erano state intervistate 1.300 donne dsa 18 a 59 anni) ed era emerso, a livello di dato generale, che i bambini avevano un sentimento di protezione verso la madre, le bambine solo paura.
Ma forse il sentimento di paura, quando si assiste a scene che un bambino non dovrebbe neppure immaginare, non ha genere, ed è più forte di tutto.
«Un’altra storia mi ha colpito molto, e io ne ho davvero viste tante - continua la Tommasini - ha per protagonista un altro bambino e una madre esasperata. Sono venuti a suonare ai nostri uffici, la donna diceva di portarla via, lontano. Il figlio aveva un cuscino intorno alla testa, a coprire le orecchie. La mamma ci ha raccontato che il marito dormiva accanto a lei e le puntava ogni notte il fucile alla gola. Il figlio aveva cominciato a coprirsi le orecchie per la paura di sentire il colpo».
Vicende che hanno colpito nel profondo la platea, numerosa, intervenuta al convegno organizzato dal Cif (ente gestore del Centro Donna Chiama Donna del Comune di Carrara) a cui hanno partecipato Giovanni Giovannini, presidente della delegazione Massa Carrara Cesvot, il vicesindaco Fiorella Fambrini, Giovanna Ricci, funzionario delle Prefettura, Simona Raimondi, Coordinatrice del Centro Donna Chiama Donna, Chiara Benassi e Silvia Santucci, psicologhe e psicoterapeute e Angela Borghini, avvocata del Centro.
Il coraggio delle donne è stato quello raccontato dalla coordinatrice del centro Simona Raimondi, Ha parlato di una signora con figli, spostata con una persona molto in vista. Il marito da anni la picchiava quotidianamente. Lei ha trovato il coraggio di rivolgersi al Centro donna e il suo incubo è finito.
Dalle testimonianze, dolorose, ai progetti. Questo si è concretizzato nell’iniziativa promosso dal Cif a cui ha partecipato, con la sensibilità che lo contraddistingue, anche il procuratore capo Aldo Giubilaro. E proprio dal procuratore è arrivato un messaggio importante quello di “libertà e prudenza” rivolto non solo alle donne ma a tutte le persone, una sorta di monito per la vita quotidiana.
Lo stesso procuratore capo poi ha proposto di allargare la partecipazione ai convegni in cui si parla di violenza sulle donne anche agli uomini.
«Si questa è una cosa che vorremo condividere molto presto - spiega la presidente del Cif, Francesca Menconi- magari cominciano a portare ai prossimi convegni anche i nostri mariti, i compagni delle donne che interverranno agli appuntamenti».
E per quel che riguarda la giornata organizzata nella Sala Gestri della biblioteca lo scorso venerdì è positivo il commento di Francesca Menconi.
«È stata un po’ una scommessa, a cominciare dalla locandina, stampata anche a rovescio proprio a sottolineare lìinversione dei ruoli fra relatori e pubblico - dice - abbiamo voluto, infatti, che non ci fosse la divisione fra relatori e pubblico e ci siamo seduti tutti in cerchio. L’idea era quello dello scambio di opinioni, per sentire proprio dalle donne come vorrebbero il centro ani violenza, e quali risposte possiamo dare. È stato un convegno interessante e sono arrivati molti spunti importanti per il nostro lavoro».
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