Il Tirreno

Muore a 23 anni Cosimo Martini di Cigala

Muore a 23 anni Cosimo Martini di Cigala

Era un discendente della conosciutissima famiglia Fabbricotti: l’avo Carlo (Carlaz) fu il primo grande signore delle cave

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CARRARA. Una tragedia. E un lutto che scuote nel profondo la comunità carrarese. La notizia arriva da Grosseto dove, sul greto del fiume Petriolo, lunedì scorso è stato trovato privo di vita Cosimo Martini di Cigala di 23 anni. Una vita spezzata, e un lutto che ha avuto eco anche nella nostra città: il giovane deceduto è infatti uno dei discendenti della notissima famiglia Fabbricotti, del ramo di Carlo, detto Carlaz, uno dei primi signori delle cave e grande benefattore della città nella Carrara tra Otto e Novecento.

Il padre di Cosimo, Luca, ha per anni lavorato a Carrara, nelle cave di marmo e insieme agli otto fratelli, ha frequentato le scuole a Carrara. Poi il lavoro nell’azienda di San Giusto a Rentennano, dove viene prodotto, fra gli altri, il celebre vino Percarlo in ricordo dello zio Carlo Martini di Cigala morto in un incidente sulle montagne apuane.

Il legame con Carrara è forte e molti in città piangono il giovane Cosimo. Molti anche i parenti che la famiglia Martini di Cigala ha nella città apuana, proprio per la discendenza dai Fabbricotti, ramo Carlaz come chiamano qui a Carrara l’industriale del marmo, di quella dinastia borghese che per circa due secoli ne ha controllato l’estrazione e il commercio, modificando profondamente il territorio tra le Alpi Apuane e il mare. Nel 1877 ereditò dal padre cave di marmo, segherie di lavorazione e attività commerciali che ben presto, grazie alle sue notevoli doti imprenditoriali, gli permisero di acquistare vasti terreni nella zona di Carrara, Marinella, Bocca di Magra e Luni. È proprio a Marinella che Fabbricotti dedicò molti dei suoi investimenti e delle sue energie, effettuando grandiosi interventi di bonifica dei terreni per la realizzazione della tenuta agricola e la costruzione del nucleo abitato.

Ed è qui che Carlaz, con quasi tutta la famiglia, riposa nella Cappella Gentilizia, immersa nella pineta litoranea, che lui stesso fece costruire nel 1885 per tumulare i corpi dei genitori. Accanto al piccolo cimitero del villaggio, l’area della cappella era originariamente recinta con una ringhiera in ferro battuto ma quando durante il Fascismo, il governo Mussolini ordinò di consegnare tutto il ferro disponibile, venne tolta la recinzione lasciando il solo grande cancello con la “F” al centro. Proprio di fronte a questo cancello, si erge il monumento di Carlo Fabbricotti, fatto realizzare dal figlio e dai fratelli nel 1913 ad opera dello scultore carrarese Alessandro Lazzerini. Un’epigrafe che parla della storia di Carrara: Carlo Fabbricotti - dall’Alpe dominata - trasse ricchezze - qui profuse - bonificando.

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