La manifestazione
IL COMMENTO: IL NODO E' SEMPRE POLITICO
In questo ultimo anno di giunta Zubbani vi è la necessità di ottenere risultati su nodi annosi, evitando i rinvii che hanno portato ad affrontare in extremis l’affaire Barumba
di MASSIMO BRAGLIA
Lo ripetiamo oggi che sono stati resi noti i costi legali (come prevede la normativa) per l’inchiesta sui presunti accordi sulle tariffe del marmo; ma già lo avevamo scritto a suo tempo, dopo il proscioglimento degli indagati: il problema di Carrara è soprattutto politico, non giudiziario. Politica che finora è stata spesso del rinvio.
L’esempio di attualità è l’appalto della spiaggia libera della Fossa Maestra. Avvisi di garanzia sono arrivati a tutti i componenti delle giunte in carica fino alla primavera del 2015, prima che le dimissioni del vicesindaco Vannucci e dell’assessore Fabio Traversi cambiassero un po’ il volto dell’amministrazione (ma, purtroppo, non i risultati pratici visibili). La giustizia ha l’obbligo dell’azione penale, e quindi di fronte a lamentele (come spiega il procuratore capo Aldo Giubilaro) e più probabilmente di esposti, deve muoversi. Anche per una vicenda che vale complessivamente uno “sconto”, presunto, di 40mila euro in due anni (sarà probabilmente una perizia a stabilire quanto valesse quell’appalto, e in fin dei conti la ditta pagava molto di più degli arenili non comunali in concessione demaniale).
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Non sappiamo come andrà a finire l’iter giudiziario dell’affaire Fossa Maestra: la giunta ha spiegato di aver agito in modo corretto, la pubblica accusa farà la sua parte, vedremo.
Il punto, ribadiamo, è politico. Ci spieghiamo. Perché, se un appalto scade a settembre del 2013 (la gara triennale vinta dalla ditta Barumba di Angeloni Piera era valida per il triennio dal 2011 al 2013), la giunta prende in mano il problema del rinnovo solo ad aprile del 2014? Può una città che aspira ad essere anche turistica, che investe risorse nella tanto sbandierata - è il caso di dirlo - Bandiera blu, arrivare solo all’ultimo momento, a un mese dalla stagione balneare, ad affidare una delle sue tre spiagge libere?
Una delle motivazioni dell’affido diretto senza gara alla stessa ditta, come si scrive nella prima delle delibere contestate dalla procura, quella del 17 aprile del 2014, non può che essere - leggi l’ultimo capoverso della pagina 3 della delibera stessa - la “necessità di garantire comunque il regolare svolgimento della stagione balneare 2014 presso la spiaggia libera della Fossa Maestra, quale stagione ponte prima di un nuovo affidamento pluriennale”. Da settembre si arriva a fine aprile, vada per la stagione ponte a prezzo dimezzato e senza gara.
Ripassa un anno preciso. Siamo alla delibera del 21 aprile 2015, la seconda contestata (al pari della “gemella” determinazione dirigenziale del maggio del 2015): nel frattempo, certo, c’è stato il procedimento per il piano dell’arenile, con il nodo delle nuove strutture da realizzare alla Fossa Maestra. Tutto vero. E allora eccoci alla formula secondo la quale bisogna andare all’“ultima stagione ponte”, in vista “di un nuovo affidamento pluriennale”. Alla fine, per il 2016 si dà tutto in house all’Amia.
Ripetiamo: il nodo da risolvere una volta per tutte è politico, e di politica turistica. Possibile lasciare tutto a galleggiare da settembre 2013 ad aprile 2014, e poi da settembre 2014 ad aprile 2015 (qui c’è l’attenuante della devastante alluvione del novembre 2014 che sicuramente ha spostato le priorità)?
Questione politica, quindi, che porta con sè, una volta per tutte, l’esigenza di un cambio di passo. La giunta Zubbani ha ancora un anno nel quale provare a risolvere casi annosi, dal pessimo biglietto da visita del Marble all’ex Mediterraneo, dai punti di accoglienza alla Caravella, la Padula, il Politeama.
Non ci dimentichiamo certo il pianeta marmo: di recente, è stato scritto che ogni anno dal Brennero passano circa 25 milioni di tonnellate di merci. Dal Brennero. Ebbene, dalle Apuane scendono a valle circa 5 milioni di tonnellate l’anno: insomma, siamo un quinto del Brennero. Il problema è enorme.
Per il rilascio delle concessioni l’indirizzo è quello di aspettare l’esito della Corte costituzionale sui beni estimati. Speriamo che subito dopo si parta, almeno con le ventinove cave su 80 già completamente agro marmifero comunale. Solo con le concessioni, e non con le autorizzazioni “ponte”, si potrà avere davvero un quadro preciso su piani di coltivazioni, quantità estratte, qualità. E si potrà pensare di governare i ritmi dell’escavazione.
Il tempo stringe.
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