Attenzione
Centro di trasformazione pronto ma fermo da anni
Una “fabbrica” per i piccoli produttori per imbottigliare olio, marmellate e succhi che non decolla. Coldiretti: ritardi vergognosi. La sindaca: manca la sicurezza
FOSDINOVO. L’idea è di quelle “giuste”: creare una specie di fabbrica collettiva, un centro di trasformazione dei prodotti agricoli locali in cui tutti i piccoli coltivatori della zona fosdinovese e, perchè no, delle aree limitrofe del castelnovese e del sarzanese) possano fare marmellate o imbottigliare olio, mettere prodotti in vetro, fare imbottigliamento di succhi di frutta. Operazioni che, viceversa, oggi sono costretti a fare singolarmente in altre zone (spesso a Parma), con maggiori costi e disagi evidenti. Nasce così il progetto del Centro di Trasformazione di Fosdinovo. La cooperativa dei produttori di Fosdinovo, con l’aiuto della Camera di Commercio di Massa Carrara, con il sostegno finanziario della Regione Toscana e con il supporto della Coldiretti provinciale si mettono a un tavolo, trovano le risorse finanziarie, il luogo adatto, Brasino (siamo nella zona di Paghezzana) e l’operazione parte. Ma non arriva alla meta. Nonostante il capannone sia pronto e sia pure pieno di macchinari per la trasformazione dei prodotti, tutto è fermo. Da tempo, troppo tempo accusa Coldiretti, che fa partire un minaccioso ultimatum indirizzato in primis alla sindaca di Fosdinovo Camilla Bianchi in cui si dice pronta, «in assenza di risposte, anche ad intraprendere la via della protesta».
Punta il dito Vincenzo Tongiani, presidente della Coldiretti Massa Carrara: «Sono passati ormai quattro mesi dall'ultimo allarme lanciato al sindaco di Fosdinovo in merito ai "vergognosi ritardi" che impediscono l'utilizzo del Centro di Trasformazione e conservazione dei prodotti agricoli a Brasino. La struttura, che ha richiesto per la sua realizzazione importanti risorse economiche da parte di Regione Toscana, Camera di Commercio, Unione dei Comuni ed altri soggetti, non è mai entrata in funzione malgrado l'assegnazione, nel dicembre del 2013, dell'utilizzo da parte produttori aderenti alla Cooperativa di Fosdinovo che ne aveva fatto presagire l'apertura ufficiale. Due anni dopo - s la situazione è esattamente la stessa. Ci avrebbero messo meno a costruire ed aprire un nuovo Colosseo. È una storia imbarazzante».
«Il tempo delle attese è per noi finito - si associa all’accusa Maurizio Fantini, direttore Coldiretti Massa Carrara - così come quello della pazienza. L'amministrazione ha un mese di tempo per consentire l'apertura del centro. Ogni scusa, a questo punto, non è più valida. Il tempo non è certo mancato. Siamo pronti alla protesta se non sarà assicurata alle imprese agricole del territorio la possibilità di utilizzare spazi ed attrezzature che erano stati pensati per questo scopo».
La sindaca Camilla Bianchi, però, non ci sta a fare da bersaglio alle critiche di Coldiretti. E reagisce: «Innanzitutto, si tratta di un problema che ho ereditato dalle precedenti amministrazioni e che sto cercando di risolvere». Il problema, spiega, è che il capannone è stato riempito, forse troppo, di macchine dotate di motori elettrici, impianti, apparecchi (ci sono, ad esempio due linee per imbottigliare olio, altre per la creazione di conserve di pomodori, marmellate e succhi di frutta) che fanno del centro un vero e proprio luogo di lavoro. «E, come tutti i luoghi di lavoro – dice la sindaca – deve essere a norma dal punto di vista della sicurezza. Cosa che, attualmente non è. Mancano le certificazioni anti-incendio che i vigili del fuoco rilasciano soltanto a condizione di mettere a norma tutti i locali. Per questo ci siamo affidati ad Acam (la società ligure che si occupa di distribuzione gas) di studiare un progetto di adeguamento alle normative. Non me la sento davvero di dare il via libera a un capannone produttivo che non rispetta la sicurezza».
Claudio Figaia
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