La manifestazione
«Sulla sicurezza in cava tante immagini distorte»
Il presidente di Assindustria Lucchetti: è sbagliato fare di tutta l’erba un fascio. «Se si va avanti così si getta una cattiva luce sul settore marmo e sulla comunità»
CARRARA. Il presidente di Assindustria Erich Lucchetti replica al cavatore Riccardo Franciosi sulle condizioni di lavoro al monte.
«Ancora una volta incidenti drammatici come quello del 14 aprile hanno innescato nella nostra comunità reazioni accorate. Molte persone, come Riccardo Franciosi nella lunga intervista di ieri sulle condizioni di lavoro nelle cave, si sono sentite di dare sfogo in libertà ai propri pensieri. In questi casi è giusto reagire con fermezza ed energia, capire perché le misure di prevenzioni adottate non sono state sufficienti o non sono state applicate in modo adeguato, individuare responsabilità - scrive nella sua nota Lucchetti - Fuori dal nostro territorio, l'ondata di reazioni emotive sta producendo un altro effetto sul quale non riflettiamo abbastanza. Da quasi un mese siamo al centro dell'attenzione di giornali, tv, radio e social».
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«Per vari motivi, nei resoconti dedicati alle nostre cave sono stati usati spezzoni di commenti frettolosamente estratti dal loro contesto; spesso dichiarazioni riferite a singoli casi sono state assunte come indicative di comportamenti generali - aggiunge - Queste improprie generalizzazioni proiettano della nostra comunità immagini distorte sia sugli standard di sicurezza che su molti altri aspetti della realtà e questo è esattamente ciò che resta impresso nella memoria di politici, rappresentanti del Governo e Commissione Parlamentare d'inchiesta». «Per esempio, Riccardo Franciosi afferma con toni perentori che l'attività delle cave non si ferma anche "se piove, se c'è il ghiaccio o la neve"- continua la replica del presidente di Assindustria - Tutti sappiamo invece che, salvo forse eccezioni che andrebbero puntualmente segnalate, la realtà è esattamente un'altra e che di norma, quando le condizioni atmosferiche non sono tali da consentire di operare in sicurezza, l'attività delle cave si ferma». «Potremmo continuare evidenziando, diversamente da quanto lui sostiene - aggiunge Lucchetti - che da tempo registriamo interesse di molti giovani per lavorare nelle cave; che il sistema dei vari controlli sulle nostre cave è, per tutto il settore lapideo italiano, uno dei più capillari e professionali; che da quindici anni le quantità escavate sono inferiori del 20% rispetto alle medie degli anni novanta».
«La nostra è una realtà complessa che abbraccia casistiche molto diverse; come ci sono tante "best practices" riconosciute, certificazioni e comportamenti corretti, gli incidenti sul lavoro o gli sversamenti di marmettole sono segni che c'è ancora molto lavoro da svolgere ma non per questo dovremmo fare di ogni erba un fascio lanciando affermazioni generiche- conclude la sua lunga replica il presidente Lucchetti - Una cosa è certa: se continuiamo a raccontare la realtà delle cave usando esclusivamente gli esempi negativi, oltre a gettare cattiva luce su tutta la nostra comunità, non facciamo chiarezza sui veri problemi che insieme dobbiamo assolutamente affrontare».
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