Il Tirreno

Un argine sopra l'altro: e tutto crollò

Massimo Braglia
Un'immagine della disastrosa alluvione del 5 novembre 2014
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Un'immagine della disastrosa alluvione del 5 novembre 2014

Il consulente tecnico del gip ribadisce in 130 pagine le motivazioni chiavi per cui il Carrione esondò verso Avenza e Marina

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CARRARA. Eccola, la relazione definitiva dell’ingegner Maurizio Rosso, il consulente del gip Ermanno De Mattia nel processo per la devastante alluvione del 5 novembre del 2014.

Una relazione di oltre 130 pagine, effettuata dopo vari sopralluoghi, prelievo di materiali, rilievi fotografici.

Non c’è collegamento fra le nuove opere e le preesistenti. In merito all’idoneità del tratto di argine ad evitare l’inondazione del territorio circostante, spiega l’ingegner Rosso: in realtà, i nuovi muri in cemento armato avevano armature idonee, i ferri - scrive - si presentano in buono stato di conservazione e coperti da un copriferro di adeguato spessore. In realtà - ribadisce - «gli elementi di debolezza che hanno indotto il crollo e che mettono a repentaglio la stabilità delle opere in cemento armato ancora in sede sono da ricercarsi anche nell’errato e spesso del tutto assente collegamento strutturale tra le nuove opere e le preesistenti».

Sistema difensivo: inidoneo e precario. Altro punto focale: «Si sottolinea che, al di là della presenza o meno delle barre di collegamento e della loro idoneità, è la stessa scelta esecutiva di realizzare il sopralzo dei muri poggiandoli sulle strutture preesistenti, non adatte a tale scopo, a rendere il sistema difensivo del tutto inidoneo e precario».

Fra gli altri quesiti, vi era anche quello relativo alle condizioni generali dell’alveo del Carrione il suo innalzamento.

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«È assolutamente palese osserva fra l’altro Rosso - che le attività di manutenzione e monitoraggio del reticolo idrografico, degli argini e delle altre opere fluviali incidono considerevolmente sull’idoneità dell’argine ad evitare il pericolo di inondazione, aggravando ulteriormente il rischio. Infatti, il torrente Carrione si presenta pensile nel proprio tratto terminale, a causa del progressivo deposito di sedimenti che la corrente idrica ha preso in carico nella porzione montana del bacino idrografico e ha depositato anche nella zona di Avenza. Al di là dell’idoneità strutturale degli argini esistenti, di cui si è già detto, è dunque evidente l’esigenza di provvedere nel tempo al monitoraggio dell’evoluzione morfologica del torrente Carrione, attuando i necessari interventi per impedire l’aggravamento delle condizioni di rischio idraulico».

Uno dei passi chiave della perizia riguarda l’eventuale esistenza di profili di negligenza, imprudenza o imperizia nella condotta dei responsabili delle imprese esecutrici, del direttore dei lavori, dell’ente incaricato della manutenzione o del monitoraggio o di altri eventuali soggetti».

E qui, ecco le risposte: innanzitutto, vi fu «negligenza e imperizia da parte dei tecnici che elaborarono il progetto, nelle sue molteplici versioni, per non aver approfondito adeguatamente l’attività progettuale, così come prescritto dalle norme tecniche all’epoca vigenti (es. legge “Merloni” 11 febbraio 1994, n. 109 "Legge quadro in materia di lavori pubblici", D.P.R. 554/1999, etc.), in relazione agli elaborati tecnici da produrre e al loro contenuto e con particolare riferimento alle verifiche di stabilità e alle verifiche idrauliche».

Gli enti abdicarono al ruolo di controllore: nessuno notò la difformità. E, prosegue, vi fu «negligenza e imperizia da parte degli enti che avrebbero dovuto sovrintendere alla corretta esecuzione dell’attività progettuale ed esecutiva delle opere, per aver sostanzialmente abdicato al proprio ruolo di controllore a garanzia della pubblica incolumità. Tra i molteplici elementi che possono testimoniare l’affermazione, vi è senz’altro il fatto che né in sede di affidamento dei lavori in somma urgenza dello stralcio C (quando i lavori di realizzazione degli altri due stralci (A e B) erano in avanzato stato di esecuzione) e nemmeno dopo la fine dei lavori, in occasione delle ripetute segnalazioni relative alla filtrazione d’acqua dal muro arginale di nuova costruzione, i tecnici o altri rappresentanti degli Enti preposti abbiano “notato” che il muro fosse stato realizzato in totale difformità da quanto previsto progettualmente. Peraltro, è precisa responsabilità dell’Ente quella di validare i progetti commissionati sia tramite personale interno sia, nel caso in cui non ve ne fosse la disponibilità, avvalendosi di consulenti esterni che avrebbero senz’altro notato e segnalato le palesi carenze progettuali».

In merito alla presunta negligenza, imperizia e imprudenza del Direttore dei Lavori «che ha certificato la regolare esecuzione di opere del tutto difformi da quelle previste in progetto, senza predisporre alcuna variante, al di là del fatto che queste ultime fossero di per sé non adeguate allo scopo», il Consultente tecnico d’ufficio sottolinea: «Non è dato sapere per quale motivo l’ingegner Del Mancino abbia redatto una specifica perizia di variante per lo stralcio B del V lotto in merito all’esecuzione del presunto diaframma impermeabile in limi-argille, peraltro approvata dalla Provincia di Massa-Carrara, e d’altro canto abbia scelto di “ignorare” dal punto di vista tecnico e procedurale le ben più importanti e consistenti modifiche strutturali alle sezioni tipo dei muri d’argine rispetto a quanto previsto in progetto».

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Opere in difformità. Lo stesso ingegner Rosso sostiene di non essere «in grado di dare spiegazione al fatto che ben tre imprese coinvolte nei lavori (Co.ge. per lo stralcio A; Giovannini Costruzioni e Elios per lo stralcio B e Elios per lo stralcio C) abbiano deciso di eseguire opere in difformità senza, come detto, avanzare riserva alcuna. Si ritiene che gli aspetti sopra elencati siano da ritenersi ulteriormente aggravati dalla presenza dell’esteso insediamento produttivo e residenziale a ridosso dei muri arginali».

Come evitare il disastro? Solo con muri completamente ex novo. Un’altra delle domande è: come si sarebbe potuto evitare? «La motivazione di base che indusse i progettisti ad indirizzarsi sulla sostituzione dell’argine preesistente in terra con un muro arginale è sostanzialmente condivisibile, stante l’esigenza di contemperare la necessità di ampliare la sezione di deflusso del torrente Carrione con l’estesa urbanizzazione della frazione Avenza di Carrara nella quale gli insediamenti edilizi si spingono a ridosso dell’alveo del corso d’acqua. I muri arginali, con particolare riferimento a quelli in destra, avrebbero però dovuto essere realizzati integralmente ex-novo, adeguatamente fondati (ad esempio su pali) e perfettamente ancorati a dette fondazioni per assicurarne la stabilità con riferimento all’evento di piena con tempo di ritorno duecentennale previsto dalla normativa. La realizzazione di un’opera con funzione antierosiva al piede del muro, sebbene non indispensabile, avrebbe di certo consentito di ottenere ulteriori vantaggi in termini di resistenza delle opere alle consistenti sollecitazioni esercitate dalla corrente idrica del torrente Carrione in piena. Per quanto concerne la soluzione in terre rinforzate, invece, la stessa avrebbe potuto ritenersi idonea se fosse stata realizzata nel rispetto della normativa vigente e soprattutto delle buone tecniche realizzative. I soggetti che, in base alle regole tecniche e deontologiche, alla ordinaria diligenza ed alla normativa di settore, avrebbero dovuto o potuto progettare ed eseguire tali diverse opere o che comunque avrebbero dovuto o potuto contribuire alla loro realizzazione sono gli stessi identificati nel precedente paragrafo ossia: Tecnici progettisti; Enti competenti; Direttore dei Lavori; Imprese costruttrici.

«Una difformità incomprensibile. Altro quesito importante: la conformità o meno degli interventi realizzati alle originarie indicazioni progettuali. E si ritorna a una delle questioni più significative: «Agli occhi dello scrivente Ctu - sostiene Rosso - non sussistevano ragioni di alcun tipo che potevano giustificare la divergenza tra realizzato e progettato e, soprattutto, se queste ci fossero state non sarebbe per nulla chiaro il motivo per cui non siano state segnalate nelle modalità che la normativa consente, ad esempio elaborando delle varianti in corso d’opera».

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di Redazione web