Il Tirreno

«Troppi straordinari» La rabbia dei cavatori

di Cinzia Chiappini
«Troppi straordinari» La rabbia dei cavatori

Confronto con i senatori della commissione parlamentare d’inchiesta in visita alla cava della frana mortale. «Vogliamo fare chiarezza sull’incidente»

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CARRARA. Tre senatori della commissione d’inchiesta sugli infortuni sul lavoro hanno visitato ieri mattina la cava 171, quella dove lo scorso 14 marzo hanno perso la vita, travolti da una frana, Roberto Ricci e Federico Benedetti. Dopo la visita sul luogo della tragedia i parlamentari hanno incontrato i cavatori: «Siamo qui per fare chiarezza», hanno garantito i tre senatori. Sono arrivati a poche centinaia di metri dalla frana, osservando a lungo e in silenzio il luogo della tragedia costata la vita a due cavatori. Poi si sono fatti raccontare per filo e per segno quanto accaduto quel maledetto 14 aprile, dalla voce di chi ha vissuto praticamente in prima persona tutte le fasi dell’ennesimo dramma registrato nei bacini marmiferi carraresi. La delegazione arrivata nel bacino di Colonnata era composta da Camilla Fabbri (Pd), presidente della commissione, Daniele Borioli (Pd) e Sara Paglini (M5S). Proprio la parlamentare “grillina”, carrarese doc, si era attivata già in tempi “non sospetti” – ovvero prima dell’ultimo infortunio mortale - affinché la commissione si interessasse agli incidenti che avvengono nei bacini marmiferi e ieri è tornata, accompagnata dai due colleghi, sul luogo della tragedia. A “scortare” i tre parlamentari, il procuratore capo Aldo Giubilaro e il sindaco di Carrara Angelo Zubbani, oltre al responsabile del dipartimento prevenzione infortuni sul lavoro di Asl Maura Pellegri e all’ingegner Marco Frittella, del comando provinciale dei Vigili del Fuoco: proprio a questi ultimi due è toccato il compito di ricostruire le ore più concitate della tragedia, dai soccorsi – con l’intervento tempestivo dei tecchiaioli della cooperativa Apian, che hanno salvato l’unico superstite della frana, Giuseppe Alberti – al ritrovamento delle due vittime. La delegazione è poi scesa dalla cava e sulla via per Colonnata ha incrociato un piccolo gruppo di manifestanti, composto da cittadini e soprattutto cavatori dei Cobas Marmo. «Vi garantiamo il nostro massimo impegno per accertare le responsabilità rispetto a quanto accaduto, per poter garantire la sicurezza dei lavoratori che continuano ad essere impegnati in questa cava» ha dichiarato Camilla Fabbri, che insieme a Borioli (Pd) e la Paglini, raggiunta dall’altra senatrice grillina Laura Bottici, si è fermata a lungo a parlare con i cavatori. Questi hanno raccontato loro tutte le difficoltà e i pericoli del lavoro nei bacini marmiferi. «Un tempo operazioni come quelle che stavano effettuando i nostri colleghi scomparsi richiedevano mesi, ora si fanno in poche ore. I tempi sono sempre più stretti, i ritmi sempre più alti. E noi di corsa, tra uno straordinario e l’altro» ha raccontato Riccardo Franciosi, circondato da decine di colleghi. «Mercoledì tirava un vento fortissimo, eppure ci hanno fatto lavorare lo stesso. Lo stesso accade con ghiaccio e neve. L’importante è il profitto, qui ci sono cave che fanno i miliardi. Gli imprenditori dovrebbero avere più rispetto per chi permette loro di fare tanti soldi» ha denunciato il cavatore. Ma le criticità non si limitano a questo: secondo il segretario dei Cobas Marmo Dino Novembri, per tirare il mondo del marmo fuori dal tragico guado in cui è finito, servono maggiori investimenti su formazione e sicurezza, ma anche una riforma legislativa che inserisca quello del cavatore nella lista dei mestieri usuranti. «È dagli anni ’90 che presentiamo documenti in questo senso ma nessuno ci ha ascoltato. Facciamo un mestiere faticoso, tra mille rischi, esposti continuamente alle intemperie: ci ammaliamo, molti di noi hanno problemi alle articolazioni, ai polmoni e all’udito e vogliono farci lavorare fino a 65 anni. Ma cosa credono che facciamo, i pasticcieri?», ha denunciato il sindacalista di base, auspicando che la commissione del Senato si attivi anche sul fronte più prettamente legislativo. E proprio su questo fronte è arrivata anche l’impegno del Pd carrarese: riuniti in via Groppini, l’onorevole Martina Nardi, il senatore Daniele Borioli, il segretario comunale Raffaele Parrini e la capogruppo Roberta Crudeli hanno confermato l’impegno del loro partito sui temi della sicurezza, sollecitato «più investimenti nella formazione e un patto con le imprese». Non solo: parlando di gestione del pianeta marmo, l’onorevole Nardi aperto il capitolo Beni Estimati e ricorso alla Corte costituzionale, affermando che anche dopo la sentenza di settembre, «si dovrà rimettere mano alla norma» magari – ha auspicato la deputata democratica – con «una legge sulle cave in grado di conciliare ambiente e lavoro».

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