Primo maggio a Carrara: la bandiera dell'anarchia sventola per i cavatori
Per la festa dei lavoratori quest'anno ha preso vita un corteo segnato dal lutto. Sul palco sono intervenuti due cavatori: Silvano Ratti e Gianluca Volpi che hanno parlato di sicurezza sulle Alpi Apuane
CARRARA. I cavatori devono riprendersi in mano il proprio futuro, anche e soprattutto per le questioni legate alla sicurezza. Anche nell’ottica di creare un rapporto nuovo e più diretto tra i lavoratori del marmo e il resto della comunità. E’ questo il messaggio che Silvano Ratti e Gianluca Volpi hanno lanciato il primo maggio intervenendo dal palco allestito all’ombra del Teatro degli Animosi, in piazza Battisti.
Loro sono i due cavatori invitati dagli anarchici a intervenire per la festa dei lavoratori, segnata quest’anno più che mai dai fatti accaduti alle cave. Un corteo luttuoso, avevano annunciato dalla Fai, spiegando che la striscia di sangue che si è riversata da agosto ad aprile alle cave di marmo non poteva certo essere ignorata da chi, come gli anarchici, guarda da sempre con grande attenzione a quanto accade sui nostri monti. E non a caso, proprio davanti al monumento dedicato ad Alberto Meschi in piazza D’Armi, dal corteo è partito un nuovo appello, alla sicurezza ma anche alla coesione, per cambiare in modo radicale un sistema che ormai sembra non essere più sostenibile. Tra una tappa e l’altra il programma di sempre.
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Dopo il comizio in piazza Cesare Battisti, che ha registrato l’intervento di tra gli altri, Dario Antonelli della Federazione anarchica livornese, il corteo ha toccato a piazza Alberica, via Rossi, piazza delle Erbe, piazza del Duomo, via Santa Maria, piazza Mazzini, via Verdi, piazza D’Armi, via Eugenio chiesa, piazza Sacco e Vanzetti e via Cattaneo , per concludersi in piazza Matteotti. A ogni tappa, sotto i tanti monumenti “cari” agli anarchici, sono state deposte le classiche corone di garofani rossi. E poi arrivati in piazza Matteoti, un buon bicchiere di vino rosso per tutti, per brindare alla salute, si fa per dire, della sede storica del Germinal, all’interno del Politeama barcollante e transennato.
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